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Recovery fund, al via il negoziato finale. Conte vede Macron e attacca l'Olanda

Giovanni Maria Del Re venerdì 17 luglio 2020

Il presidente francese Emmanuel Macron e Giuseppe Conte.

«Stiamo affinando... vorrei dire affilando le armi, ma mi pare una metafora impropria ». Scherza Giuseppe Conte alla partenza per Bruxelles, alla vigilia della due giorni del Consiglio Europeo straordinario che da oggi dovrebbe trovare la difficilissima quadra sul piano di rilancio da 750 miliardi di euro. È il primo vertice 'fisico' tra i 27 leader dall’inizio della pandemia, perché si è capito che in video è impossibile negoziare sul piano di ripresa, e sull’intero bilancio 2021-27 cui è collegato il fondo, da decidere all’unanimità. Servono incontri personali, in gruppo o a quattr’occhi. Anche se sarà un vertice molto particolare: delegazioni ridotte all’osso, i leader riuniti in una sala prevista per 300 persone per mantenere le distanze. E si parte alle 10 del mattino anziché, come di consueto, nel pomeriggio. Giornalisti non ammessi: per loro resta la modalità online, incontri stampa annessi. «Adesso è la volta di Bruxelles », diceva ieri sera Conte su Facebook.

«È una partita fondamentale - aggiunge - per il futuro dell’Europa e dei nostri cittadini. Dobbiamo approvare al più presto il Recovery Fund e il Quadro finanziario pluriennale (il bilancio, ndr) ». Non sarà facile, «ancora non ci siamo, le posizioni restano lontane», ammetteva ieri un alto funzionario Ue. La diplomazia freme, nelle ore precedenti il vertice si sono moltiplicati gli incontri e le telefonate, Macron ha visto lo svedese Stefan Lövfen, uno dei quattro 'Frugali' (insieme ad Austria, Olanda e Danimarca), in serata la cancelliera Angela Merkel e Conte.

«Confrontiamoci duramente, lavoriamo meticolosamente sui dettagli, ma non perdiamo di vista la prospettiva e la visione politica che guida la nostra azione. Non è una partita contabile, qui è in gioco l’Europa», dice ancora il premier. Prima di sferrare un duro attacco all’Olanda del premier Mark Rutte: la sua richiesta di far approvare all’unanimità il piano di riforme di ciascun Paese che vuole accedere ai nuovi fondi Ue «non mi pare in linea con le regole europee». Su questo Rutte è isolato: gli altri sono per la proposta di Michel, presidente del Consiglio Ue, per un ok a maggioranza qualificata.

Conte ha parlato anche con la premier finlandese Sanna Marin (vicina ai 'Frugali'), il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e i premier di Repubblica Ceca e Ungheria, Andrej Babis e Viktor Orbán. Quest’ultimo si è aggiunto all’Olanda a creare problemi: appoggiato dalla Polonia, ri- fiuta qualsiasi collegamento (come previsto invece dalla Commissione e dal Consiglio) dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto. La presidenza tedesca dell’Ue sarebbe pronta a cedere, ma Olanda e Paesi scandinavi insistono che il legame sia mantenuto. E intanto Rutte e gli altri 'Frugali' si sono rassegnati che ci saranno anche sovvenzioni, e non solo prestiti. I 'Frugali' e la Finlandia chiedono inoltre un bilancio più piccolo rispetto ai 1.074 miliardi di euro proposti da Michel (già una sforbiciata rispetto ai 1.100 della Commissione), si sente parlare di 1.050. Gli stessi vogliono anche meno sovvenzioni rispetto ai 500 miliardi, qualcuno parla di 400 miliardi, mentre l’Italia, come ha detto Conte, insiste per «non ridurre le ambizioni ».

Tra gli altri punti ostici, i criteri di allocazione dei soldi del Fondo: la Commissione guarda soprattutto all’andamento economico del biennio 2018-19, chiaro vantaggio per Italia e Spagna, molti (tra cui anche la Francia o il Belgio, oltre che i 'Frugali') chiedono un maggior legame con la pandemia. Michel propone come compromesso che il 70% dei fondi sia assegnato entro il 2022 secondo i criteri della Commissione, e il 30% nel 2023 sull’andamento del 2020-21. Viste le previsioni, l’Italia potrebbe addirittura guadagnarci. C’è infine la questione della durata del piano: 4 anni per la Commissione, due per i 'Frugali', Michel propone tre.