Attualità

Sciopero. Rai, passo indietro dell'Usigrai

venerdì 6 giugno 2014
​L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti dell'azienda pubblica radio tv, ha annunciato di aver sospeso lo sciopero proclamato per il prossimo 11 giugno contro il taglio di 150 milioni deciso dal governo. "L'Usigrai sospende lo sciopero dell'11 giugno", dice un comunicato diffuso dal sindacato. Nei giorni scorsi, già la Cisl aveva annunciato che non avrebbe più partecipato all'iniziativa di lotta, confermata invece dagli altri sindacati, Cgil in testa, nonostante il giudizio di illegittimità dell'authority per gli scioperi a causa di un'altra astensione dal lavoro dei dipendenti pubblici a pochi giorni di distanza. "La decisione arriva dopo il voto a larghissima maggioranza delle assemblee tenute nelle ultime 48 ore in tutte le redazioni d'Italia, alle quali il sindacato dei giornalisti della Rai aveva chiesto il congelamento dello sciopero alla luce delle positive novità ottenute grazie all'iniziativa sindacale di queste settimane", dice ancora il sindacato dei giornalisti. L'Usigrai rivendica di aver posto la riforma della Rai al centro del dibattito politico, ma il Parlamento ha confermato il prelievo dei 150 milioni di euro sul canone per finanziare lo sgravio dell'Irpef da 80 euro al mese nelle buste paga dei lavoratori con stipendi medio e bassi. Contro il taglio, il sindacato ha chiesto al direttore generale della Rai Luigi Gubitosi e al consiglio di amministrazione dell'azienda di presentare ricorso. I vertici della Rai intanto stanno procedendo sulla strada della vendita di una quota di minoranza della controllata RaiWay, che entro fine anno potrebbe essere quotata in borsa, per tentare di arginare l'impatto sui conti dell'azienda. Secondo Gubitosi, infatti, il taglio deciso dal governo più le spese di quest'anno per i Mondiali in Brasile e per l'ammodernamento tecnologico provocherebbero per quest'anno un passivo di 162 milioni di euro. Una somma, ha avvertito la presidente Anna Maria Tarantola, superiore a un terzo del capitale sociale della Rai, col rischio che l'azienda debba portare i libri in tribunale.