Attualità

Servizio pubblico. Rai e caso Perego, è ora di cambiare tv

Massimo Calvi martedì 21 marzo 2017

Tutta colpa di una "slide". Di uno sconsolante "cartellone" blu con l'elenco dei motivi per cui gli uomini dovrebbero scegliere una fidanzata dell’Est. Una foto presa dallo schermo tv durante la trasmissione di Rai1 "Parliamone... sabato", condotta da Paola Perego, e data in pasto al web, condivisa sui social migliaia di volte, mostrata sui siti d’informazione come prova del degrado televisivo nazionale e del sessismo più becero. Le donne scelte come alla fiera del bestiame, i commenti più adatti all’esterno di un bar, tra mozziconi di sigaretta e gratta-e-vinci perdenti, dove gli uomini ridacchiano e gesticolano, magari alticci.
A vederla così, più un girone dantesco che servizio pubblico. E non a caso, giustamente, la dirigenza Rai ha immediatamente chiuso il programma. Non è questa la missione del servizio pubblico, non è questa la linea editoriale che abbiamo in mente, ha rilevato il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto; non è questa l’immagine delle donne che la Rai vuole diffondere, le parole della presidente Monica Maggioni.


L’eccessivo potere degli autori o la libertà autoreferenziale di certe conduzioni si dice siano tra le ragioni del problema. Ma non diremmo tutto se ci fermassimo alle responsabilità individuali. Lo sforzo di restituire dignità e senso al servizio pubblico, vigilando e alzandone il livello, è dichiarato. Bene, allora, si prosegua in questa direzione. Il fatto è che nel tempo è sceso molto in basso, il livello. Non ci fosse stata la "slide" incriminata, l’infografica con i consigli per gli acquisti (delle donne) alla fiera dell’Est, probabilmente il confronto sui corpi "marmorei" e "sexy", "anche col pigiamone", sarebbe filato via liscio, con solo qualche strascico polemico. Tanto siamo abituati in tv alla banalità, allo squallore, al turpiloquio, alla gratuità mediocre delle scene di sesso che farciscono le fiction, alla libera narrazione della cultura che mercifica i corpi femminili.

Si argomenta che è la rappresentazione della realtà a costringere la televisione a essere un luogo poco ospitale verso le persone e le famiglie semplici, che infatti la disertano o ne fruiscono con il contagocce, perché c’è altro e di meglio nella vita. E ovviamente non fanno audience. Ma dove sta scritto che deve essere per forza così? Il servizio pubblico è già oggi in gran parte, e può diventarlo ancora di più, quell’isola in cui trovare un rifugio dall’eutanasia della missione educativa che interessa la società. Non Parliamone... (solo) sabato, parliamone tutti i giorni.