Attualità

Campania. I quadri degli Uffizi nella (ex) casa del boss

Antonio M. Mira venerdì 19 giugno 2015
"È una sfida importante. È la prova che la bellezza può riconquistare questa terra bellissima. Che deve essere restituita alla legalità. Una terra che ha voglia di riscatto. Piena di persone che vogliono il riscatto". Sono le parole del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini mentre varca il portone d'ingresso di Casa don Diana, in via Urano a Casal di Principe. Villa confiscata al boss dei "casalesi" Egidio Coppola, detto "brutus", e che da oggi fino al 21 ottobre ospita la mostra "La luce vince l'ombra" con opere provenienti dai musei degli Uffizi, di Capodimonte, della Reggia di Caserta e di Capua. A fare da guide, oggi e per i prossimi 4 mesi, gli "ambasciatori della rinascita", 80 ragazzi di Casal di Principe e dei paesi limitrofi, che illustreranno la mostra ma racconteranno anche un territorio che ha resistito e che sta rinascendo. È quello che spiega anche il sindaco Renato Natale, protagonista in questi anni di questa resistenza assieme al Comitato don Peppe Diana. "Oggi sono emozionato e come me tanti cittadini casalesi. Oggi possiamo certificare che questo è un popolo straordinario. Che sotto la dittatura militare della camorra ha intrapreso un cammino di resistenza, lasciando accese alle finestre le fiammelle della speranza. E che ora ha dimostrato all'Italia che anche qui è possibile la rinascita. Oggi è il giorno dell'orgoglio casalese. Nasce un polo culturale che vorrà dire anche investimenti e lavoro. Ma è solo il primo passo. Dobbiamo ancora lavorare sulle bruttezze che sono fuori". Antonio Natali, direttore degli Uffizi di Firenze, ideatore e curatore della mostra insieme a Fabrizio Vona, Direttore del Polo Museale Regionale della Puglia, spiega il senso dell'iniziativa, parlando di "scommessa su una valorizzazione culturale e etica. Si tratta di ridare valore ad una cosa che l'ha perduta o di dare valore ad una cosa che non l'ha mai avuta. Questa è la scommessa vera". Per questo, aggiunge, "più che di sfida parlo di conversione. Ma - avverte - non deve restare un episodio. Se non avrà un seguito sarà stata solo una vetrina". Ma il professore è ottimista. "Il seme è caduto sul terreno arato dai veri casalesi e darà frutto. Il futuro non è grigio. La luce non viene da fuori, la luce è qui. Noi musei con le nostre opere possiamo solo dare visibilità a questa luce". E il ministro torna a sottolineare il cambiamento ma anche a prendere impegni. "Quello che mi viene in mente è la parola orgoglio. Una cosa coraggiosa, una storia bella. L'impegno dei volontari e il contributo delle aziende è una storia di riscatto. Dimostrano che il termine casalesi non è termine dispregiativo. Questa è terra milllenaria di fatica e di sudore, cosa volete che sia una macchia di un decennio? Ma voi avete fatto una cosa importante per l'itera regione. Il mio impegno al vostro fianco non finisce qui". Tanta gente attorno riempie le sale di quella che era stata la pacchiana villa del boss e che ora ospita la bellezza dell'arte e della storia. Ma che avverte anche che il cammino è solo all'inizio. Lo dice con chiarezza il quadro gravemente danneggiato dalla bomba di via dei Georgofili, una delle stragi di mafia del 1993. Ricorda la violenza mafiosa sempre in agguato. Ma oggi qui a Casal di Principe la camorra sta davvero perdendo.