Attualità

INTERVISTA. Profumo: «Il concorsone non danneggia i precari»

Vincenzo R. Spagnolo mercoledì 29 agosto 2012
«Alle proteste dei precari, che si ritengono penalizzati, rispondo ciò che ho detto l’altra sera di persona ad alcuni di essi: questo concorso non toglie loro nulla, perché rimangono nelle graduatorie. Ma chi desidera, magari se si trova al centomillesimo posto e vuole accelerare, può partecipare  e migliorare la propria condizione». Sono le dieci di mattina e il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, camicia a righe azzurre e volto rilassato, è appena sceso dalla vettura che l’ha portato alla centrale elettrica di Fies, dove si tiene l’ottava edizione del "pensatoio" bipartisan di VeDrò. Lo attende una decina di giovanissimi rappresentanti delle consulte territoriali degli studenti, giunti da Roma, Modena e altre città, per affidargli dubbi e perplessità. La domanda più diretta, sul palco, la formula Damiano: «Come si fa a sconfiggere le raccomandazioni, che non premiano i più bravi ma i più "introdotti"?». Il ministro replica convinto: «Ci vogliono cinque azioni: smantellare il sistema di cooptazione, che aiuta solo pochi predestinati; creare trasparenza nei bandi di concorso; premiare l’impegno delle persone, ma anche le reali capacità; rispettare i tempi delle procedure, senza continue deroghe; e infine, semplificare il linguaggio della burocrazia, rendendolo accessibile a tutti. Nessuno deve più leggere un bando di concorso con un giurista al fianco». Parole che convincono gli studenti, ai quali il ministro assicura un futuro incontro con Mario Monti.Cosa accadrà, ministro?C’è un doppio canale: graduatorie da una parte e il concorso dall’altro. Il fine principale è quello di reclutare i docenti che dovranno insegnare nei prossimi 20-30 anni. Faremo un concorso il 24 settembre per 11.800 posti, un altro in tarda primavera e poi uno ogni due anni: ridurremo il numero delle persone in graduatoria e, dall’altra, avremo il secondo canale del concorso. Ritengo che così torneremo ad essere un Paese normale. Le polemiche sono esagerate?Registro solo, pacatamente, che in questo Paese per ben 13 anni non si sono fatti concorsi. E poi, le persone in graduatoria sono 180mila, di cui 22mila verranno messi in ruolo a settembre. Ripeto: la legge, che è di diversi anni fa ma non era stata applicata, prevede il doppio canale, con graduatorie e concorso. Abbiamo solo risposto alla normativa. Se la legge non andava bene, forse il Parlamento sarebbe dovuto intervenire prima.Si sostiene che l’Italia abbia un numero troppo alto di insegnanti rispetto alla media europea.Le risorse ci sono. I posti a disposizione sono il risultato del turn over degli anni precedenti. Una quota è di recupero e viene dalle sole graduatorie.Come verranno selezionati gli insegnanti del futuro?Noi lavoreremo su una selezione basata su quattro elementi. Nella fase preliminare ci sarà un test per valutare le capacità dell’insegnante dal punto di vista della logica e dell’interpretazione di un testo.  E serviranno conoscenze informatiche e linguistiche: l’italiano è una lingua bellissima, ma non è sufficiente, per stare in Europa servono anche altri idiomi. Il primo test credo debba essere articolato su questo. Il secondo sarà una prova di competenza. Il terzo test avrà al centro l’attitudine allo stare a scuola, a trasferire la conoscenza e a rapportarsi con i giovani, con la simulazione di una lezione in classe che sarà la vera novità. Ritengo che gli insegnanti debbano essere persone in grado di stare coi giovani. Ciò perché le sole competenze non bastano: non è detto che un grande ricercatore o uno scienziato sia poi un ottimo insegnante.C’è un altro mondo della didattica in sofferenza, quello dell’università. Prevede "concorsoni" anche lì?L’operazione sulle abilitazioni nazionali è partita il 27 luglio. Prevede due fasi, una per l’individuazione dei commissari, conclusa ieri, e una per le candidature che si chiuderà il 20 novembre. Per i professori di seconda fascia, gli associati, che saranno fra i 3.000 e i 5.000, c’è il piano straordinario. Per gli ordinari non ci sono risorse aggiuntive, sono fondi delle università. Il processo sarà veloce: terminerà nella primavera 2013, dopodiché le università potranno avviare i concorsi interni per la chiamata dei docenti. Lo abbiamo programmato anche per le annate fino al 2015, così da dare a chi è in attesa la propria opportunità.E i ricercatori?Per i ricercatori di "tipo a", il processo è partito, anche se dobbiamo incentivare le università a investire di più. Per quelli di "tipo b", la cosa è ancora un po’ più lenta e sarà mia cura parlare coi rettori nelle prossime settimane per velocizzare correttamente l’iter. Inoltre, credo che molte delle posizioni oggi utilizzate per assegnisti di ricerca potrebbero essere utilizzate per posti da ricercatore e ciò darebbe maggiore solidità al sistema.Sul fronte degli studenti, resta l’ipotesi di aumentare le tasse dei fuoricorso.Ci si può attardare, per motivi vari, nel percorso di studi, ma si deve esser consapevoli che il sistema universitario è sostenuto dai contribuenti italiani. E dunque, trovo normale che chi decida di fare lo studente per più anni del necessario, paghi una quota maggiore di tasse, in proporzione al reddito. Ma sto immaginando anche qualcosa rispetto ai test d’ingresso.Cosa?Penso all’ipotesi di inserire una voce di orientamento, nel Piano triennale, per chiedere di anticipare i test di selezione alle facoltà, attitudinali o a numero chiuso - io preferisco i primi - alla primavera del quinto anno delle superiori. In autunno è troppo tardi.Restano comunque le voci di chi invoca una riforma radicale della legge Gelmini. Nell’orizzonte che resta al governo Monti, ritiene che si possa farlo?Penso che per una revisione complessiva del sistema occorrano tempi più ampi, probabilmente un’intera legislatura. L’attuale governo non ha tempo di pensare ad una riforma di sistema.  E poi, posso esser franco?Prego, ministro.Di riforme, in questi anni ce ne sono state troppe e non sono state portate a regime. A mio parere, è piuttosto necessario oliare il sistema, magari facendo leva sull’autonomia delle istituzioni scolastiche.In considerazione del fondamentale lavoro educativo che svolgono, le scuole paritarie potranno contare sugli stanziamenti necessari? Per il 2012 erano stati stanziati 242 milioni. Per il 2013 la cifra verrà confermata?Ritengo che non abbiano nulla da temere. Gli stanziamenti predisposti in finanziaria verranno integrati successivamente nella Legge di stabilità 2013. E stiamo ragionando con il Tesoro per far sì che la copertura venga mantenuta.Per finire: il ministro della Salute Balduzzi non vuole consentire l’apertura di sale scommesse nel raggio di 500 metri da scuole, chiese e ospedali. Vigilerete affinché la norma sia applicata?È una norma assolutamente giusta, dovrebbe essere esaminata nel prossimo Cdm. Immagino che vigilare sarà probabilmente compito del ministero dell’Interno. Ma certo, se passerà, non lasceremo che il divieto resti lettera morta.