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FAMIGLIA E MERCATO. «Prodotti per bebé troppo cari» Riccardi chiede l'intervento dell'antitrust

Paolo Ferrario sabato 18 febbraio 2012
Antitrust in campo per abbattere i prezzi dei prodotti per la prima infanzia. Lo chiede il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, in una lettera al presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Giovanni Pitruzzella. Già nell’ottobre del 2005, l’Antitrust aveva sanzionato per quasi 10 milioni di euro, alcune aziende produttrici di latte per l’infanzia, colpevoli di avere costituito un «cartello per mantenere elevati livelli di prezzo, superiori agli altri Paesi europei, anche del doppio o del triplo».Raccogliendo le segnalazioni di consumatori e associazioni familiari, Riccardi ha verificato che, anche a sette anni di distanza, tali prezzi «risultano in Italia superiori di circa il 40% rispetto a quelli praticati in Europa».Il problema, in particolare, si pone per i prodotti acquistati in farmacia, spesso dietro prescrizione del medico. «Il consumatore – scrive Riccardi – si trova nella condizione di dover necessariamente acquistare il prodotto di una particolare marca, su indicazione del pediatra e, tra l’altro, la sostituibilità di tale prodotto con sottomarche o prodotti “equivalenti” alternativi è piuttosto limitata».Prezzi più bassi si possono trovare nei supermercati della grande distribuzione, anche se la difesa migliore per le famiglie, ricorda sempre il ministro, è «organizzare gruppi di acquisto solidale, allo scopo di ottenere un considerevole risparmio, rivolgendosi all’estero».Questo è possibile anche in Italia, come testimonia l’esperienza dei Gaf, i gruppi di acquisto familiare promossi, ormai da cinque anni, dall’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn). Tramite un accordo con un’azienda produttrice di Ferrara, l’Associazione è riuscita ad ottenere sconti particolarmente importanti sull’acquisto dei pannolini. In un anno, per esempio, le 400 famiglie dei 50 Gaf attivi in tutta Italia, investono circa 80mila euro per comperare 5mila scatoloni di pannolini a 16 euro l’uno. In ogni scatola ci sono 6 pacchi da 22 o 24 pezzi (a seconda della taglia) per un costo di 2,6 euro a pacco contro i quasi 7 euro del prezzo praticato al supermercato.«Il vero problema – spiega il presidente dell’Anfn, Mario Sberna – è l’Iva. Mentre in tutta Europa, per questi prodotti, è al 4%, in Italia è al 21% e questo contribuisce ad alzare il prezzo al consumatore finale, che è la famiglia. Abbattere l’Iva sarebbe un grosso passo in avanti e un grande aiuto per le famiglie, soprattutto quelle numerose che di questi prodotti fanno largo uso».Un altro intervento, segnalato da Riccardi al presidente dell’Antitrust, è in atto in alcuni Comuni che, in collaborazione con le farmacie municipali, «hanno attivato sul territorio varie iniziative per ottenere una serie di facilitazioni e di sconti sui prodotti per i più piccoli, tra i quali anche prodotti alimentari come latte in polvere ed omogeneizzati».Lo stesso stanno facendo in Provincia di Trento, come ricorda il dirigente del Coordinamento politiche familiari e di sostegno alla natalità, Luciano Malfer. «Abbiamo messo a punto un disciplinare – spiega – che comprende, tra l’altro, anche agevolazioni per l’acquisto di prodotti per bambini. Alle strutture che dimostreranno di applicare queste indicazioni daremo il marchio di qualità di “Farmacia amica della famiglia”».Inoltre, in 21 Comuni del territorio, le amministrazioni hanno studiato specifiche politiche per abbattere i costi di acquisto e smaltimento dei pannolini ecologici. Il capoluogo Trento, in particolare, assicura un contributo economico alle famiglie numerose, quelle cioè con quattro figli o più.Queste, purtroppo, rappresentano le eccezioni e non certo la regola che, come segnala Riccardi, vede prezzi elevati praticati soprattutto al Sud. Da qui, la necessità che l’Antitrust promuova «le necessarie indagini o iniziative, cui consegua una riduzione a livello nazionale del prezzo dei prodotti che in Italia è ingiustificabilmente superiore rispetto a quello praticato nel resto d’Europa».