Attualità

Il j'accuse di Crosetto. «Le regole le decide il Parlamento, non la magistratura»

Arturo Celletti martedì 19 dicembre 2023

Guido Crosetto non indietreggia. Anzi, in una Camera poco affollata, torna a mettere in fila tutte le sue preoccupazioni. «Mi era stato riferito che in varie riunioni ufficiali della magistratura venivano dette delle cose che dovevano sollevare preoccupazioni istituzionali, un dibattito. Il mio non è stato un attacco alla magistratura, le mie sono state riflessioni e preoccupazioni riguardo ad alcune tendenze che vedo emergere non in modo carbonaro, ma in modo molto evidente». Siamo al capitolo due. Siamo all'informativa urgente dopo l'intervista rilasciata al Corriere della sera il 26 novembre. Insomma per capire bisogna tornare indietro di un mese. «A me raccontano di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni. Siccome ne abbiamo viste fare di tutti i colori in passato, se conosco bene questo Paese mi aspetto che si apra presto questa stagione, prima delle Europee...». Parole nette e la polemica è inevitabile. Crosetto prova a spiegare. Il 6 dicembre viene anche ascoltato in Procura a Roma, come persona informata sui fatti, in merito ai suoi timori. Poi, venerdì scorso incontra al ministero il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia. E nell'incontro definito cordiale ci sarebbe stato un chiarimento sulla questione. Ora in un'Aula della Camera poco affollata va in scena l'atto secondo: l'informativa urgente. «Nessun potere o organo dello Stato deve sentirsi sotto attacco, potendo operare in libertà», dice Crosetto. «Alcune cose lette - spiega tornando a riferirsi a conversazioni interne alla magistratura - sono qualcosa su cui la Camera dovrebbe riflettere». Al suo fianco c'è il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Come se l'intenzione del governo e di Giorgia Meloni fosse mostrare che le parole del ministro della Difesa sono le parole di tutto l'esecutivo. Crosetto insiste: «Posso chiedermi che senso ha pensare in una democrazia che si riferisce all'avanguardia avere tre, quattro persone al giorno che finiscono ingiustamente nelle carceri italiane? Non parlo dei potenti. I potenti raramente finiscono in carcere. Parlo di migliaia di persone, sconosciute, che finiscono ingiustamente ogni giorno in carcere senza alcuna motivazione». Sono parole ancora una volta dure. Sono parole dietro le quali prende forma la volontà di cambiare passo. «Penso sia importante - se noi vogliamo uscire dallo stallo in cui la politica italiana è da quasi 30 anni - uscire da questo scontro pregiudiziale tra politica e magistratura, definendo le regole entro le quali si muovono il potere esecutivo, legislativo e giudiziario. La volontà popolare risiede qui. La rappresentanza appartiene alla politica. La rappresentanza non appartiene alla magistratura e neppure all'Esecutivo: appartiene per la Costituzione a quest'Aula e a quella del Senato, appartiene al Parlamento». Ora però c'è la volontà di liberare il campo dai sospetti. Di riavvicinare politica e magistratura. Crosetto alla fine tende la mano. «Sarebbe l'ora di costruire un tavolo di pace nel quale si definiscono le regole per la convivenza nei prossimi anni».