Attualità

POLEMICHE. Dimissioni, botta e risposta tra Fini e il Pdl

lunedì 24 gennaio 2011
Gianfranco Fini alza il livello dello scontro politico e istituzionale e chiede le dimissioni del premier Silvio Berlusconi, che ai suoi non nasconde di essere esterrefatto e disgustato dalle parole del presidente della Camera e leader di Fli. Il Pdl fa quadrato intorno a Berlusconi e pretende invece le dimissioni dello stesso Fini. FINI, È BENE CHE PREMIER SI DIMETTAIl presidente della Camera Gianfranco Fini considera opportuno che Silvio Berlusconi si dimetta. Lo dice in un'intervista al Corriere Adriatico, rilasciata alla vigilia del primo congresso regionale di Futuro e Libertà delle Marche che si tiene domani ad Ancona, in coincidenza con la prima giornata dei lavori del Consiglio permanente della Cei, anch'esso in programma nel capoluogo marchigiano. Lei, è la domanda del Corriere Adriatico a Fini, ha osservato un silenzio istituzionale sul Rubygate, ma gli esponenti di Fli in più occasioni hanno parlato di necessità di dimissioni del presidente del Consiglio. Cosa ne pensa? «Ovviamente - risponde il presidente della Camera - condivido le loro dichiarazioni».Quanto ai rapporti fra potere politico e magistratura, Gianfranco Fini è convinto che «l'equilibrio fra poteri e funzioni dello Stato è l'essenza della democrazia. E ci deve essere sempre rispetto tra gli esponenti delle varie istituzioni. Il potere politico - osserva - non deve temere diminuzioni di autorità o di sovranità dalle inchieste dei giudici. Se esistono patologie nel sistema, queste patologie devono poter emergere alla luce del sole, nella fisiologia e nella normalità dei rapporti istituzionali. Ad avvantaggiarsene sarebbe innanzitutto la qualità della vita democratica». In un altro passaggio dell'intervista Fini denuncia «la concezione patrimoniale e para-feudale della politica» che a suo avviso anima il Pdl, dove la discussione interna è stata «brutalmente soffocata». «Il vero tradimento - conclude - è promettere riforme e persino "rivoluzioni" per poi attuare la politica del giorno per giorno, e del basso profilo riformatore».Fini sarà oggi a Portonovo di Ancona per una manifestazione di Fli. Alla Camera inizia oggi il dibattito generale sulla sfiducia al ministro per la Cultura Sandro Bondi. «Quello di Berlusconi è un autogolpe, basta con l'alterazione della realtà. Si è lamentato di un colpo di Stato di Fini ma è stato lui a cacciarlo dal Pdl, cerchiamo di non falsificare le cose». CASINI, UN GOVERNO SENZA BERLUSCONIPier Ferdinando Casini, intervistato dal Tg2, parla dei rapporti tra il premier e il presidente della Camera e spiega: «Il Terzo polo nei sondaggi è oltre il 15%». Poi avverte: «Il dato importante è che sta crescendo il numero delle persone che non risponde ai sondaggi». In merito al comportamento del Terzo polo sulla mozione di sfiducia a Sandro Bondi, il leader centrista ha spiegato che ci si aspetta un maggior impegno del ministro per trovare fondi a favore dei Beni culturali «allo sfascio». E a Calderoli dice che ci potrà essere il via libera al federalismo solo con un progetto «serio», in caso contrario il Terzo polo voterà no. Dentro al Pdl «ci sono personalità autorevoli che potrebbero guidare un governo "senza", ma non "contro", Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d'uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezionI». «È quanto afferma alla Stampa Pierferdinando Casini spiegando che «se nasce un altro governo, i responsabili non sarebbero solo quelli che si sono costituiti in gruppo. Ci saremmo anche noi». Casini precisa che «non è il caso Ruby che cambia qualcosa, ma la reazione di Berlusconi che addirittura evoca il tentativo di un colpo di Stato». Per questo chiede che il Cavaliere si spieghi «come fece Clinton con Lewinsky». «Quando le cose si chiariscono - spiega - i giudizi diventano più razionali». D'altronde, osserva Casini, «Berlusconi non può credere di convincere l'opinione pubblica che Ruby sia una santa e che i magistrati che indagano su un caso di prostituzione minorile che lo coinvolge meritino addirittura una "punizione". Ma per chi ci ha preso?». In caso di urne, Casini assicura che quelli del Terzo polo sono "prontissimi" mentre su eventuali accordi elettorali con il Pd afferma: «Se si va al voto, ci saranno stavolta tre aree e tre scelte possibili per gli elettori: destra, centro e sinistra. Eventuali intese si vedranno al momento opportuno. Ieri Veltroni ha parlato con grande equilibrio e serietà e ha bocciato ancora una volta l'idea di una sinistra che sceglie di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Bersani sa come la penso. Un dialogo proficuo richiede scelte chiare dal Pd».CICCHITTO, DOVREBBE ESSERE FINI A DIMETTERSI«Fini, avendo chiesto le dimissioni di Berlusconi dimostra di non essere affatto super partes e di conseguenza deve essere lui a dimettersi da presidente della Camera e a condurre a viso aperto la sua battaglia politica senza godere di una posizione istituzionale che di per se' invece lo pone al di sopra delle parti». È quanto dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera.
LETTERA EX COLONNELLI AN, CONTRO PREMIER SOLO FANGO«Contro il premier solo fango» e «avanti tutta per i nostri elettori che ci chiedono sviluppo e legalita». Con una lettera a il Giornale gli ex colonnelli di An spiegano le ragioni per le quali sono ancora «orgogliosi» di stare a fianco del presidente del Consiglio nel Pdl nonostante lo scandalo del caso Ruby. «Uno dei filoni polemici di questi giorni chiama in causa chi è approdato nel Pdl provenendo dalla destra italiana: come fate, si dice, a essere coerenti con la vostra storia, fatta di richiami ai principi di rispetto delle regole, di fronte a quanto accade?» scrivono nella lettera Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Alfredo Mantovano, Altero Matteoli e Giorgia Meloni secondo i quali «è evidente l'interesse di chi solleva il tema per provocare fratture interne al Pdl».MARONI: TREGUA PER IL PAESE «Sosteniamo lealmente la maggioranza di cui facciamo parte, ma dopo l'abbuffata di culi e tette nel caso Ruby vogliamo tornare alle cose che interessano i cittadini: chiediamo a tutti, maggioranza e opposizione, di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di tornare ad occuparci a tempo pieno di quello per cui siamo stati eletti, affrontare i problemi e risolverli». Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni in una lettera al Corriere della Sera. «La lettura dei giornali in questi giorni mi lascia sconsolato», scrive Maroni, che si dice infastidito dalle ''ingiuste critiche che sono state rivolte all'operato della Questura di Milano nella vicenda Ruby, perquisizioni comprese''. Su Berlusconi, il ministro leghista e' ''convinto che la vicenda in se', almeno sotto il profilo penale, sia inconsistente'', mentre ''il suo stile di vita, diverso dal mio, e' affar suo''. ''E' davvero impensabile - chiede Maroni - sperare che la parte piu' responsabile dell'opposizione riesca a staccarsi dal buco della serratura, smetta di alimentare un circo mediatico da basso impero e sia disponibile a definire rapidamente con governo e maggioranza un piano straordinario di misure economiche e finanziare per favorire la crescita, sostenere le imprese, dare sollievo ai sindaci e ai loro bilanci asfittici, magari rinegoziando il patto di stabilita' su basi piu' articolate ed efficaci?''. Il 2011, prosegue Maroni, e' ''l'anno delle sfide finali: la sfida tra politica e magistratura; tra conservazione dell'esistente e rivoluzione liberale; tra il modello italiano di welfare state e l'aggressione di una concorrenza globale senza regole e priva di etica e umanita'; infine tra il vecchio Stato centralista e il nuovo assetto federale proposto dalla Lega, che tenta di affermare la sua modernita' tra le mille insidie di apparati e lobby onnivore''. 
ALFANO, PREMIER NON VA DA PM, MA ANDRA' DA GIUDICI«Non è vero che Berlusconi non va dai magistrati: non va dai pubblici ministeri ed è una strategia che la legge consente all'indagato. Credo che si recherà invece dai giudici quando la questione dovesse riguardare appunto i giudici e non i pm». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenendo a L'intervista di Maria Latella su Sky Tg24. Berlusconi, ha aggiunto Alfano, «andrà dai suoi giudici naturali, quelli precostituiti per legge, come la Costituzione afferma».