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Il colloquio. Pnrr, soccorso del Colle a Meloni

Marco Iasevoli e Angelo Picariello sabato 1 aprile 2023

La premier ha promesso un intervento sulle concessioni Sugli stadi di Firenze e Venezia si va verso lo “stralcio” Smentite tensioni sui nuovi “decreti omnibus” Mattarella e Meloni, recentemente insieme alla festa dell’Aeronautica

Un incontro «programmato », assicurano le fonti ufficiali. Ma programmato o meno, il pranzo di lavoro di oltre due ore tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si prende di diritto il centro della giornata politica. Si tratta d’altronde del primo vero faccia a faccia fra i due vertici istituzionali, in un momento quanto mai complesso sullo scenario interno e internazionale, con implicazioni che chiamano in causa anche il ruolo costituzionale del capo dello Stato, specialmente in relazione ai Trattati internazionali e alla Difesa. Il Pnrr, inevitabilmente, è il tema dei temi nel confronto a due svoltosi in un clima di «collaborazione » e definito «cordiale e proficuo».

Appena sette giorni fa, da Firenze, dinanzi alle Camere di commercio, Mattarella aveva invitato tutti a «mettersi alla stanga» per l’attuazione. Citando De Gasperi, che si rivolgeva all’ala più riottosa che faceva capo a Dossetti, spronava sia il mondo economico sia il governo su un tema che ha più volte indicato come «occasione irripetibile» per l’Italia. Poi però, proprio in questi ultimi giorni, è scoppiato il tema dei ritardi con vari livelli di conflitto: Italia contro Ue, nuovo governo contro esecutivo precedente, amministrazioni centrali contro Comuni. Il contrario insomma della coesione, sempre invocata dal Colle su un tema che dovrebbe unire tutti «per il bene comune».

L’importanza e la complessità del faccia a faccia di ieri è emerso a tal punto che il protrarsi ha determinato l’assenza di Meloni al comizio finale del centrodestra in Friuli, al quale tanto teneva. Il presidente della Repubblica ha offerto alla premier la sua piena disponibilità, nel rispetto dei ruoli, all’interlocuzione e alla mediazione con l’Unione Europea. Il consiglio del Colle è da un lato quello di non mostrare un atteggiamento di “resa preventiva” rispetto ai tempi del Pnrr, che potrebbe alimentare la sfiducia di Bruxelles e dei Paesi partner. Dall’altro l’invito è quello di risolvere alcuni nodi che rischiano di ulteriormente complicare il puzzle delle trattative in corso con la Commissione e il Consiglio Ue: in particolare, quello dei balneari, che sta diventando una sorta di ring su cui si misurano governo nazionale e governo comunitario. Su questo tema, Meloni avrebbe promesso un intervento risolutivo a breve: d’altra parte, il 20 aprile tornerà ad esprimersi la Corte di giustizia Ue ribadendo per l’ennesima volta che le concessioni vanno messe a gara. Il governo si avvia a togliere dal campo anche un altro ingombro, quei finanziamenti per gli stadi di Firenze e Venezia - indicati però dal precedente esecutivo - che alla Ue proprio non piacciono. «Il Pnrr è di tutti», convergono al Colle e a Palazzo Chigi ricordando, il Quirinale in chiave oggettiva e il governo con un filo di polemica, quanto al Piano abbiano contribuito prima il Conte 2 e poi l’esecutivo Draghi. La spinta del Quirinale è orientata a ricostruire, intorno al Pnrr, degli elementi di unità e sinergia anche tra le forze politiche.

D’altronde nella Commissione europea in ruoli apicali vi sono esponenti politici legati all’attuale opposizione, come il commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni che hanno sempre offerto una mano tesa anche all’attuale esecutivo, ma il venirsi incontro è un impegno che richiede lo sforzo di tutti per non far venir meno risorse e progetti fondamentali per il futuro del Paese. Al centro del confronto tra le principali cariche dello Stato anche l’agenda degli impegni internazionali.

La premier ha riferito dell’ultima telefonata con Zelensky, confermando la “tenuta” del suo governo sulla linea del sostegno a Kiev. Ha confermato inoltre l’impegno della Conferenza per la ricostruzione a Roma il 26 aprile, mentre subito dopo ci sarà la visita a Londra. Oltre a un aggionamento sui temi del G7 giapponese di metà maggio, Meloni ha anche confermato a Mattarella la visita negli Usa, a inizio giugno. Imminente - mercoledì è invece la visita a Palazzo Chigi dello spagnolo Pedro Sanchez. Su questo appuntamento ravvicinato, Meloni e il capo dello Stato si sono dilungati, perché il leader spagnolo porterà in Italia le sue impressioni sul ruolo che sta svolgendo la Cina per un processo di pace in Ucraina. Mentre Mattarella dal 12 al 16 si appresta ad andare in visita in Polonia e Slovacchia (Paesi dell’asse di Visegrad), tappe importanti per contribuire, nello stesso spirito, a smussare le tensioni nell’Unione sui temi cruciali dal Pnrr, ai migranti, al conflitto ucraino. Smentite invece tensioni sui nuovi decreti varati dall’esecutivo, in particolare per quello sulle bollette che si configura, ancora un volta, come “dl-omnibus” contenente anche materie estranee al caro-energia.

L’ampio aggiornamento sui temi dovrebbe ora servire al governo per continuare la trattativa con Bruxelles sul Pnrr valorizzando anche il ruolo, come detto, di Gentiloni dal quale, ammettono fonti di governo, «non sono mai arrivate scorrettezze». Allo stesso tempo Meloni ci ha tenuto a illustrare a Mattarella la profondità del lavoro che sta svolgendo il ministro Raffaele Fitto, che sinora è riuscito nell’intento di non trascinare il Paese in una contrapposizione sterile con Bruxelles. Certo, i nodi ci sono, c’è anche il tema biocarburanti non tenuto in debito conto nell’ultimo Consiglio Ue e l’esecutivo resta convinto che non tutti i progetti Pnrr potranno essere conclusi entro il 2026, così come viene considerata azzardata, da Palazzo Chigi, la scelta del governo precedente di prendere tutti i fondi disponibili sapendo che la macchina non era pronta. In ogni caso, ora la priorità è accelerare sulle riforme e in questo senso va il decreto che arriva in Cdm martedì. © RIPRODUZIONE RISERVATA