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L'intervista. Pistelli: «Nessuno scontro, ma la Ue faccia di più»

Angelo Picariello mercoledì 20 agosto 2014
Nessun gelo. Anzi. Leggendo bene dentro la dichiarazione del portavoce di Frontex Lapo Pistelli vede già i segni di un cambiamento in atto. «Non mi aspettavo mica che Frontex avesse già una flotta pronta per intervenire», dice il viceministro agli Esteri.Se non è gelo non sarà neanche un grande incoraggiamento...Lo definirei una tappa di un work in progress, i cui passi avanti si erano già registrati nel vertice dei capi di Stato e di governo che il 27 giugno, alla vigilia del semestre, hanno concordato sull’esigenza di fare dell’attuale sistema di vigilanza delle frontiere «uno strumento della solidarietà europea».Ma il documento dice che l’Italia ha già avuto aiuti senza precedenti, che Frontex è una piccola agenzia e non ha i mezzi.Ed è la verità, Frontex non ha i fondi, ma soprattutto non ha i mezzi navali e arei, non è nella sua missione assumersi un compito come quello di Mare Nostrum. Ma leggiamolo per intero questo documento, dice anche che gli Stati membri debbono fare di più, e dà atto all’Italia che sta facendo un «magnifico lavoro».Magnifico ed enorme. Quasi insostenibile.Le do qualche cifra aggiornata a stamattina. Con Mare Nostrum abbiamo soccorso 103.659 persone dall’inizio dell’anno, basti solo pensare che lo scorso anno nello stesso periodo erano state 18.397: quest’anno siamo cinque volte tanto.Che cosa sta accadendo?Accade che c’è una crescita di turbolenze in Medio Oriente, in Corno d’Africa e nel Sahel e a questo si aggiunge il collasso libico, non già come Paese di provenienza dei profughi (solo un centinaio vengono dalla Libia), ma come sede di partenza non controllata di tutti questi profughi, che anzi vengono attirati e sfruttati in ogni modo.E da lì arrivano in Italia.Ma i più non sono diretti da noi, gli Eritrei ad esempio puntano al Nord Europa che ha un trattamento molto più generoso per i richiedenti asilo.Quindi Alfano sbaglia a parlare di scaricabarile?Alfano fa il suo mestiere di ministro dell’Interno e fa bene a incalzare l’Europa affinché si assuma le sue responsabilità. Credo solo sia stato troppo ottimista a indicare ottobre come limite temporale.Alfano ha ricordato che a ottobre l’operazione compie un anno. Lei se la sente di dire invece che entro il semestre le cose cambieranno?Non me la sento di indicare scadenze. Siamo di fronte a fenomeni tali che richiedono risposte strutturali, non certo la retorica politica dei respingimenti. Sono convinto che i prossimi mesi segneranno passi avanti anche negli impegni concreti della Ue, dopo i primi importanti segnali di una maggiore consapevolezza che leggo anche in questa dichiarazione di Frontex.E l’Onu, non avrebbe il dovere di fare di più al fianco di un Paese come l’Italia che dà tanto?L’Onu come Unhcr dovrebbe intervenire in Libia. Ma bisogna tener conto di un fatto: la Libia non è firmataria della Convenzione di Ginevra e le spinte per sfruttare i profughi, anziché accoglierli, sono fortissime. In queste condizioni per l’Onu è impossibile intervenire in Libia.Toccherà ancora all’Italia?Spero non solo a noi, sono fiducioso che sarà così. Ma, chiedo: potevamo guardarci allo specchio se avessimo abbandonato al loro destino in mare queste migliaia di persone o le avessimo respinte in un Paese come la Libia che non le rispetta?