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INCHIESTA. Permessi a rilento. L’attesa infinita di badanti e colf

Vincenzo R. Spagnolo lunedì 14 dicembre 2009
«Sono arrivata in Italia sei anni fa. Nel mio Paese ero infermiera, ma qui ho trovato lavoro nel settore dell’assistenza agli anziani e nelle pulizie domestiche. Sempre, ovviamente, in nero. Finché, durante l’estate, una famiglia di Roma si è offerta di regolarizzarmi, approfittando della sanatoria». Capelli biondi e occhi scuri, Maria L. porta con energia i suoi 45 anni. Arriva da Rezìna, cittadina della campagna moldava a un centinaio di chilometri dalla capitale Chisinau. È in Italia dal 2003 e ha sempre lavorato duro, ma fino all’agosto del 2009, non aveva mai trovato nessuno che volesse metterla in regola. Tutto è cambiato con l’ultima regolarizzazione, destinata a colf e badanti, chiusa il 30 settembre scorso. «Sono contenta di questa possibilità», sorride Maria. Poi osserva le luminarie natalizie nelle strade romane e si fa cupa: «Purtroppo attendo d’essere convocata in prefettura per firmare il contratto di lavoro e ultimare le pratiche. Finché non avverrà, non potrò tornare in patria per abbracciare i miei familiari. Mio marito è ingegnere, ma attualmente non ha molto lavoro. I nostri figli studiano sodo e ci danno tante soddisfazioni. Il mio sogno è, in futuro, che loro mi raggiungano in Italia. La loro mancanza si fa sentire, soprattutto a Natale...». Un «magone» simile lo provano anche Henry e Fanny M., coniugi quarantenni del Nicaragua. Anche loro hanno aderito alla regolarizzazione. Sono in Italia da quattro anni e mezzo, lui lavora come badante e lei come collaboratrice domestica. In patria hanno lasciato con una nonna i loro tre figli di 16, 11 e 7 anni. Henry e Fanny spediranno tanti regali, ma non potranno partire per trascorrere con loro la Navidad: «Non si può mettere a rischio la possibilità del permesso di soggiorno», spiegano con tono triste. Al ministero dell’Interno precisano che il vaglio delle domande deve esser fatto con cura: «L’esame delle domande va svolto con accuratezza, per individuare eventuali scorrettezze. Il nostro auspicio è quello di poter dare risposta alle 294mila pratiche entro maggio 2010».19mila domande accolte. Quella chiusa a settembre viene ritenuta, sia dai ministeri dell’Interno e del Welfare che dai sindacati, un’importante occasione di emersione alla quale hanno aderito, attraverso i propri datori di lavoro, quasi 300mila immigrati. Per l’esattezza, secondo i dati del Dipartimento per l’immigrazione del Viminale,«294.742 lavoratori stranieri». Ma come procede il vaglio delle richieste? Ad oggi, rispondono fonti del ministero, «le convocazioni presso gli sportelli unici delle Prefetture hanno riguardato 48.900 immigrati. Fra loro, 19.200 hanno visto accolta la propria domanda, ottenendo così il diritto per inoltrare la richiesta di permesso di soggiorno. Altri 798 se la sono invece vista respingere, dopo il riscontro di varie irregolarità». Attorno alla sanatoria, è proliferato infatti un mercato clandestino di false dichiarazioni, opera di fantasiosi «furbetti del permessino». La definizione è di un investigatore della Guardia di Finanza di Vicenza, che tre giorni fa ha arrestato 13 persone (otto italiani, due marocchini, due originari del Bangladesh, un serbo) indagandone altre venti, smantellando un’associazione a delinquere che vendeva agli immigrati «a quattro-cinquemila euro l’una» false attestazioni di regolarità relative alla sanatoria per colf e badanti. I finanzieri hanno scovato 447 pratiche, riguardanti uomini di Bangladesh, Cina, India, Egitto, Marocco, Pakistan e Tunisia, fatti passare per «colf», nonostante sia un mestiere quasi sempre declinato al femminile. La truffa avrebbe fatto incassare ai malviventi almeno due milioni di euro.Natale lontano da casa. Per sveltire le operazioni di controllo, il governo assumerà da gennaio un migliaio di lavoratori interinali (vedi box a lato, ndr) da assegnare agli sportelli unici delle prefetture più impegnate, soprattutto quelle delle grandi città come Roma, Milano o Napoli. Intanto, si avvicina il periodo delle feste. E molti immigrati vorrebbero tornare in patria, per riabbracciare i parenti. Ma potranno farlo solo i quasi ventimila che hanno già concluso la pratica, ottenendo quindi la possibilità di richiedere il permesso di soggiorno. Gli altri, salvo sorprese dell’ultima ora, dovranno rassegnarsi a salutare coniuge e prole per telefono, affollando i phone center per risparmiare qualche euro sulla chiamata. Come Maria, che ripensa al marito e ai figli in Moldavia, con la nostalgia nel cuore: «Non credo che, entro Natale, riceverò risposta alla mia domanda di regolarizzazione. Ma prego perché arrivi presto».