Attualità

L'allarme. Il 90% dei bambini cardiopatici africani è senza cure

Vito Salinaro lunedì 5 giugno 2023

Una visita in Costa d'Avorio effettuata dalla missione italiana

Più di 300 mila nuovi nati muoiono ogni anno nel mondo per malattie cardiovascolari congenite. La metà dei decessi, sotto i 5 anni di età, si registra nell’Africa Subsahariana, dove il solo nascere può già rivelarsi una condanna a morte quando si ha una patologia simile. Malnutrizione, scarsa prevenzione, mancanza di ospedali specializzati e costi esorbitanti delle cure, costituiscono ostacoli invalicabili visto che il 65% dei decessi per malattie cardiovascolari (prima causa di morte al mondo) avviene nei Paesi a basso e medio reddito. In un contesto, quello africano, in cui il 90% dei bambini non ha accesso alle terapie chirurgiche, si muove l’organizzazione non profit “Una Voce per Padre Pio”, che ha creato il “Corridoio umanitario-sanitario – Progetto: Cuori ribelli”, un percorso che trasferisce in Italia minori con cardiomiopatie congenite di Costa d’Avorio, Camerun, Ghana, ma anche del Kosovo, per sottoporli a interventi chirurgici salvavita. Nell’ultimo anno sono stati curati 70 bambini.

L'iniziativa (informazioni al sito unavoceperpadrepio.com), finanziata dalla campagna solidale “Padre Pio Social Aide”, attraverso l’invio di sms o chiamate da rete fissa al numero 45531, è sostenuta dalla ormai storica trasmissione di Rai Uno “Una Voce per Padre Pio”; la prossima andrà in onda venerdì 9 giugno, in prima serata (con replica pomeridiana il 2 luglio).

Nei Paesi industrializzati, come rimarca “Una Voce per Padre Pio”, l’Oms stima che debba esserci un centro di cardiochirurgia pediatrica, che realizza fra 300 e 500 interventi l’anno, ogni 2 milioni di abitanti. Oggi in Africa occidentale non esiste alcuna struttura di questo tipo. È l’International Cooperation in World Cardiology a calcolare la disparità nelle regioni del mondo: in Europa ne esiste una ogni milione di abitanti, in Asia ogni 16 milioni, in Africa ogni 50 milioni. Più in generale, nella regione africana solo due abitanti su dieci hanno accesso alla sanità di base, il dato più basso al mondo. Non solo. La pandemia ha anche rallentato i progressi nella lotta alla mortalità materna e infantile: quest’ultima è di 72 ogni 1.000 nati vivi, mentre l’obiettivo resta fissato a meno di 25.

Tra i Paesi che soffrono di più questa condizione c’è la Costa d’Avorio, dove il progetto “Cuori ribelli” è attivo da 5 anni. Qui, nell’aprile 2022, la missione medica di “Una Voce per Padre Pio” ha esaminato 150 bambini segnalati dai servizi locali, individuando 75 casi urgenti non operabili sul posto. Quest’anno, è specificato in una nota, «lo screening su 100 visitati ha rilevato 12 bambini incurabili e 86 operabili, anche grazie al trasferimento in Italia». Sinora sono 70 i piccoli pazienti operati, di cui 59 in Italia e 11 in Burkina Faso, dall’équipe italiana guidata dal professor Guido Oppido, direttore dell’unità di Cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’Azienda ospedaliera “Dei Colli” (Monaldi – Cotugno – Cto), di Napoli. Nell’operazione sono stati coinvolti anche 10 bambini del Camerun, uno del Ghana e uno del Kosovo.

La raccolta fondi serve tuttavia anche a finanziare programmi di aiuto e assistenza per famiglie italiane in condizioni di disagio socio-economico, a combattere la dispersione scolastica in aree a forte rischio, e a supportare empori solidali. «Portiamo avanti la vocazione missionaria di san Pio, in Italia e in Africa, sia con il ponte medico-sanitario, sia con case-famiglia e orfanotrofi, anche per bambine e bambini con disabilità - dice Enzo Palumbo, presidente dell’organizzazione non profit -. Vorremmo dare a tutti la possibilità di accedere alle cure. È un progetto molto ambizioso, ma noi crediamo nei miracoli. In Italia sosteniamo le fasce più fragili di popolazione, soprattutto nel Sud, dove le crisi degli ultimi anni hanno peggiorato le condizioni di molte famiglie».