Attualità

MILANO. Penati indagato per corruzione anche per la Serravalle

giovedì 8 settembre 2011

Filippo Penati, già accusato di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti, è indagato per concorso in corruzione anche per il filone dell'inchiesta dei pm di Monza che riguarda l'acquisto della Milano-Serravalle. Penati era già accusato di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell'ambito del filone principale dell'inchiesta dei pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia che riguarda il giro di presunte tangenti per le aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni.

Per questi reati i pm nei giorni scorsi avevano chiesto l'arresto per l'ex presidente della Provincia di Milano, ma il gip di Monza lo ha negato riqualificando le accuse di concussione in corruzione, che per il giudice sono prescritte, e facendo cadere il reato di finanziamento illecito ai partito.Ora, da quanto si è saputo, nell'ambito dell'inchiesta dei pm di Monza, è spuntata una nuova accusa a carico dell'ex esponente del Pd: l'iscrizione nel registro degli indagati per concorso in corruzione per la vicenda dell'acquisto nel 2005 da parte della Provincia di Milano del 15% delle quote della Milano-Serravalle vendute al gruppo Gavio.

In un interrogatorio l'imprenditore Piero Di Caterina ha raccontato ai magistrati di aver saputo, attraverso un ex dirigente della Provincia, di incontri riservati e trattative per creare una sorta di "sovrapprezzo" nell'operazione di vendita e ricavare così una "tangente" che sarebbe stata versata a Penati e al suo ex braccio destro Giordano Vimercati. In questo filone dell'inchiesta che riguarda la Milano-Serravalle è indagato anche il manager di Banca Intesa, Maurizio Pagani, assieme ad altre persone che, secondo la testimonianza, avrebbero partecipato alle trattative.


Aggiornamento del 28 settembre 2017

I giudici della seconda sezione penale della corte d'appello di Milano hanno confermato l'assoluzione per Filippo Penati e gli altri otto imputati nel processo sul cosiddetto Sistema Sesto. I giudici d'appello hanno respinto le richieste formulate del sostituto procuratore Lucilla Tontodonati, la quale nella sua requisitoria aveva chiesto di riaprire il processo a Penati o condannarlo a tre anni. Una riapertura motivata con la necessità di ascoltare una serie di testimoni-imputati tra cui l'imprenditore Piero Di Caterina.

In primo grado, con una sentenza del tribunale di Monza del dicembre 2015, Penati e gli altri imputati erano stati assolti dalle accuse di corruzione e di finanziamento illecito. Oggi la corte d'appello ha confermato la scelta dei giudici monzesi di primo grado, ha condannato la parte civile al pagamento delle spese legali e fissato in 90 giorni i termini per la diffusione delle motivazioni.