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INTERVISTA. Noia: «Parti cesarei, scelte dettate dalla fretta e dalla paura delle denunce»

Lorenzo Galliani sabato 19 gennaio 2013
«L'alleanza tra medico e paziente si è persa, ormai da troppo tempo», e il dato vertiginoso dei parti cesarei è solo una delle conseguenze. Per il professore Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione ginecologi e ostetrici cattolici (Aigoc) e responsabile del Centro di diagnosi e terapia fetale del Policlinico Gemelli, bisogna mettere al centro i valori: «alla coscienza della preziosità della vita umana» corrisponde la qualità dell’assistenza sanitaria. Se crolla la prima, cede anche l’altra. Nel 43% dei casi il parto cesareo non è giustificato. Il ministero della Salute parla di «campanello d’allarme». È così?Sono preoccupazioni giustificate. Da una parte, si genera nella popolazione la convinzione – non fondata – che il cesareo sia più sicuro, e nei medici l’idea che si possano avere meno rischi, di altro tipo.In sostanza, si tende ad assecondare molto facilmente il paziente per liberarsi da eventuali guai giudiziari...La conseguenza è però una specie di passaggio di consegne della responsabilità.Con nessun beneficio.Il cesareo è un atto chirurgico, non privo di complicazioni. L’alleanza terapeutica viene disarcionata dalla «medicina difensiva», che però pone altre problematiche, a partire dal rischio infezioni.Come ricostruire il rapporto tra medico e paziente?Il problema è su due livelli: da un lato serve una maggiore tutela dei medici, anche sul piano giuridico. Dall’altro bisogna lavorare sul piano culturale. La scelta del parto cesareo spesso è un prodotto della fretta, una pessima consigliera.Per il ministero gli alti tassi dei parti cesarei in alcune strutture, giustificati dalla posizione anomala del feto, fanno nascere il sospetto «di una utilizzazione opportunistica di questa codifica non basata su reali condizioni cliniche». La questione non è quindi solo culturale...Quando una Nazione si trova a che fare con operatori impreparati o legati solo a convenienze economiche, emerge anche un grande tema etico. La gran parte dei ginecologi italiani non è così, per fortuna. Ma il problema resta. E come si affronta?Ritorna il tema del valore etico della gravidanza. Dobbiamo pensare al piacere di servire la donna nel suo momento più importante, in un gesto di amore. Anche in questo campo, purtroppo, si esprime a volte il relativismo etico.Appellarsi al rispetto dei princìpi non sempre è sufficiente.Bisogna anche verificare le condotte dei medici, i loro percorsi. Oggi nel pubblico c’è un maggiore controllo. In Campania la percentuale dei primi parti cesarei sul totale delle nascite è pari al 49,66%, in Sicilia del 41,28%. Seguono Puglia, Basilicata, Molise e Calabria. Ancora una volta, un’Italia spaccata in due.Purtroppo sì. E aggiungo: all’ansia e alla fretta che portano in alto queste percentuali, corrisponde anche una scarsa attenzione per la prevenzione. Nell’alleanza medico-paziente ciò non può accadere. È questo uno dei temi che affrontiamo nelle «scuole itineranti» dell’Aigoc in cui dialoghiamo con medici, credenti e non, sull’evidenza dei valori condivisi.