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Torino. Parolin tra i profughi ucraini disabili al Cottolengo: «Pregate per la pace»

Federica Bello, Torino sabato 30 aprile 2022

Il cardinale Parolin stringe le mani ad Ala, una profuga ucraina disabile accolta al Cottolengo di Torino

«Pregate anche voi per la pace. Tutti siamo chiamati a collaborare!». Così il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, si è rivolto ai 13 profughi ucraini disabili, accolti dal 22 marzo scorso alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino cuore dell’opera di San Giuseppe Cottolengo che questa mattina ha visitato nel 180° anniversario dalla morte. Li ha salutati uno ad uno incoraggiandoli a cercare di «star bene anche nel cuore» dopo aver ricordato che «è importante mantenere sempre la porta aperta verso coloro che soffrono di più».

Il cardinale Parolin al Cottolengo di Torino - Ansa / Tino Romano

L’incontro con i profughi è giunto alla conclusione di una intensa mattinata il cui il cardinale Parolin, accompagnato dal Padre Generale don Carmine Arice, dalla Madre Generale suor Elda Pezzuto, e dal superiore generale dei Fratelli Cottolenghini, fratel Giuseppe Visconti ha visitato la Piccola Casa: prima il monastero di vita contemplativa, poi l’ospedale. Quindi la solenne celebrazione nella Chiesa Grande del Cottolengo. A concelebrare l’Amministratore apostolico di Torino e Susa, monsignor Cesare Nosiglia e il Vescovo di Mahenge in Tanzania (dove è presente una comunità di religiose cottolenghine) mons. Agapiti Ndorobo, e numerosi sacerdoti cottolenghini. Ripercorrendo la figura del Cottolengo e la storia della sua opera nell’omelia il Segretario di Stato ha richiamato l’attenzione sul suo carisma sempre attuale che si riassume nell’assumere in ogni ambito «lo sguardo che Dio ha su ogni uomo».

Il cardinale Parolin al Cottolengo di Torino - Ansa / Tino Romano

«Cari fratelli e sorelle, alla scuola del Vangelo, il santo Cottolengo ha appreso lo sguardo di Dio sull'uomo, quello che riconosce l'incondizionata dignità di ogni persona dal suo concepimento fino al suo termine naturale», «è lo sguardo di chi non si gira dall'altra parte quando bussano alla porta uomini e donne che fuggono dal loro Paese a causa della violenza e della guerra». Ed ecco dunque al termine della celebrazione, l’incontro con studenti e insegnanti del primo raduno delle Scuole del Cottolengo di tutta Italia, l’inaugurazione dell’ampliamento della Rsa Piergiorgio Frassati (una delle 3 interne alla Piccola Casa) e quindi l’incontro con i profughi che, come ha sottolineato il padre Generale don Arice: «Qui hanno trovato una casa e amici che desiderano alleviare, almeno un poco la loro sofferenza». Una vicinanza e un sostegno che si è espressa nel sorriso che Ala ha rivolto a Parolin dicendo il suo nome: «Quando è arrivata qui - racconta suor Francesca Delpero, direttrice della Rsa Santi Innocenti che li accoglie - non parlava…».

Il cardinale Parolin al Cottolengo di Torino - Ansa / Tino Romano