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Belluno. Parolin e la lezione di papa Luciani: la Chiesa parla con la forza della fede

Giuseppe Bratti, Belluno venerdì 22 luglio 2022

Quattrocentosettanta pagine per 34 giorni di pontificato. La Fondazione vaticana 'Giovanni Paolo I' ha pubblicato i testi e di documenti di Giovanni Paolo I, Beato il prossimo 4 settembre, colmando una lacuna negli studi che esisteva dalla morte di Luciani, nel 1978. Già l’estensione del volume indica che il Magistero di papa Luciani «non è stato il passaggio di una meteora. Seppure il governo di Luciani non ha potuto dispiegarsi nella storia, egli ha concorso decisamente a rafforzare il disegno di una Chiesa che, con il Concilio, è risalita alle sorgenti e dalla sua fonte evangelica si piega così a servire il mondo, facendosi prossima alle realtà umane e alla loro sete di carità».

Sono le parole del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che ha voluto presentare il libro ieri sera a Cortina d’Ampezzo, nella rassegna culturale Una montagna di libri coordinata da Francesco Chiamulera. Parolin ha annunciato che, in occasione della beatificazione di Luciani, il volume verrà dato in omaggio ai vescovi italiani. Si stagliano nell’azzurro e indicano il cielo le vette dolomitiche, dal Cristallo al Pomagagnon, di Cortina d’Ampezzo.

Parolin affronta i sei volumus, i sei 'Vogliamo', del radiomessaggio pronunciato dal nuovo Papa all’indomani dell’elezione, il 27 agosto 1978: proseguire nel solco del Concilio Vaticano II, mantenere incontaminata la grande disciplina della Chiesa, ammonire la Chiesa che il suo primo dovere è l’evangelizzazione, sforzarsi nell’impresa ecumenica, continuare la via del dialogo con tutta l’umanità, rendere sicura la pace e diffonderla. Sono altrettante vette nella carta geografica della Chiesa nel mondo che papa Luciani ha lasciato, come un esploratore adocchia nuove terre, appena abbozzate del suo pontificato. Di esse però alcuni tratti sono rimasti nitidi: sono quelli della Chiesa povera al servizio dei poveri, della collegialità episcopale (30 agosto), degli appelli alla pace in Medio Oriente (10 settembre).

E Parolin conclude: «Il mondo non si attende programmi politici dalla Chiesa, né una scelta di blocchi o frontiere, ma il coraggio della prudenza, la parresia di parlare ai potenti con la forza della fede, della santità, della preghiera. Le armi che più contano! Le sole armi efficaci in un’epoca travagliata, che anche oggi, sotto i deliri di potenza, sotto l’aridità, sotto l’indifferenza nasconde una sete illimitata di giustizia, di pace, di spiritualità. E di queste armi ci ha reso incancellabile testimonianza il governo pastorale di Albino Luciani - Giovanni Paolo I».

La vicepresidente della fondazione Stefania Falasca ha pure dato rilievo alla scientificità del libro edito dalla fondazione, che ha esaminato anche appunti e block notes del Papa (alcune immagini della ricerca sono state proiettate dall’archivista Flavia Tudini). Falasca parla di sermo humilis in Luciani: dal parroco di Forno di Canale (oggi Canale d’Agordo), dove Luciani nacque nel 1912, ai suoi insegnanti nel Seminario di Feltre, a Giovanni XXIII che lo consacrò Vescovo, tutti gli raccomandarono di farsi capire. Ecco che Luciani può essere patrono della comunicazione nella Chiesa. La platea degli interventi ha visto anche il vescovo di Belluno-Feltre Renato Marangoni, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e dell’Amico del Popolo (settimanale diocesano di Belluno Feltre) Carlo Arrigoni.