Attualità

Dibattito. Scuole paritarie e tasse: le norme dimenticate

Enrico Lenzi mercoledì 29 luglio 2015
Si svolgerà nei primi giorni di agosto l’atteso tavolo di confronto tra governo e mondo della scuola paritaria dopo la sentenza della Corte di Cassazione sull’esenzione del pagamento dell’Ici. Manca ancora la convocazione ufficiale, ma i primi contatti con le parti in causa sono già avvenute con l’invito al prossimo incontro. A condurre i lavori sarà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Un passaggio molto atteso dopo il clamore e le polemiche suscitate dalla sentenza. Aspetti che non sono piaciuti neppure all’Associazione genitori (Age) presente nella scuola statale, che con il suo presidente nazionale, Fabrizio Azzolini, sottolinea come in «gioco c’è la scuola tutta e non solo quella paritaria, che fa parte del sistema integrato di istruzione».  Un pronunciamento, quello della Cassazione, che «non è destinato a cambiare nulla dell’attuale normativa » si affretta a precisare la Federazione delle scuole materne di ispirazione cristiana (Fism) che con oltre 600mila alunni e una presenza in quasi tutti i Comuni italiana, rappresenta la fetta più consistente della scuola paritaria in Italia. «Restano valide le norme previste nel decreto ministeriale 200/2012 – precisa il segretario nazionale della Fism Luigi Morgano in una circolare inviata a tutte le scuole associate –, nel quale è stato descritto con efficacia e pignoleria quando un’attività didattica anche di natura fiscalmente commerciale è svolta con modalità non commerciali». Una norma - la 200/2012 - che «la Cassazione, però, non ha richiamato nella propria sentenza, utilizzando ai fini di motivazione della decisione solo la normativa intervenuta nel 2012 da parte dell’allora governo Monti, cioè l’articolo 91 del Dl 1/2012». Insomma ci si è fermati a un passo precedente rispetto alle norme che successivamente hanno specificato con chiarezza le condizioni alle quali è prevista l’esenzione del pagamento del-l’Ici e poi dell’Imu. Le condizioni sono espresse chiaramente: l’attività è paritaria rispetto a quella statale e la scuola adotta un regolamento che garantisce la non discriminazione in fase di iscrizione degli alunni; l’accoglienza degli alunni portatori di handicap, l’applicazione di un contratto nazionale per il personale; l’adeguamento delle strutture agli standard previsti; un bilancio pubblico, una retta simbolica. Per determinare il costo medio alunno – parametro fondamentale per la determinazione dell’attività non commerciale – si è fatto riferimento ai costi determinati dall’Ocse per l’Italia. «In sostanza – ribadisce ancora la nota della Fism – si stabilisce che se il corrispettivo medio è inferiore o uguale al costo medio per alunno significa che l’attività didattica è svolta con modalità non commerciali e quindi non è assoggettabile ad imposizione Imu». In campo, come detto, scendono anche i genitori dell’Age, che operano nella scuola statale. «Serve maggior chiarezza normativa» sottolinea il presidente Azzolini, che ricorda come «in gioco c’è la scuola di tutti e la libertà di scelta educativa delle famiglie, costituzionalmente riconosciuta ». Non solo. «Le paritarie non sono solo istituti cattolici e non sono le scuole dei preti o delle suore: sono paritarie, ad esempio, scuole comunali o provinciali, numerosi asili comunali – ricorda il presidente nazionale dell’Age –. Negli ultimi anni il ministero dell’Istruzione registra un aumento delle richieste di paritarie comunali che chiedono di passare allo Stato proprio perché gravate dalle spese e dal fisco», mentre «le paritarie rette da congregazioni, o diocesi o associazionismo no profit semplicemente sono costrette a chiudere e continuano inesorabilmente a farlo». Chiusure, ricorda ancora Azzolini, che «comportano anche la perdita di posti di lavoro tra gli oltre 91mila tra docenti e non docenti».