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Lavoro. Papa Francesco: «La regolarizzazione dei braccianti stranieri è auspicabile»

Marco Girardo martedì 28 aprile 2020

Operazione della Guardia di finanza contro il lavoro nero e lo sfruttamento dei braccianti stranieri nei campi. Ora sono anche più a rischio per la pandemia

«È certamente condivisibile la necessità di venire incontro a quanti, privati di dignità, avvertono in modo più acuto le conseguenze di un’integrazione non realizzata, venendo ora maggiormente esposti ai pericoli della pandemia. È dunque auspicabile che le loro situazioni escano dal sommerso e vengano regolarizzate, affinché siano riconosciuti ad ogni lavoratore diritti e doveri, sia contrastata l’illegalità e siano prevenute la piaga del caporalato e l’insorgere di conflitti tra persone disagiate».

È un passaggio della risposta recapitata al segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, da parte della Segreteria di Stato a nome del Sommo Pontefice. Il sindacato agroalimentare aveva scritto nei giorni scorsi a Francesco chiedendo conforto e incoraggiamento per i lavoratori della filiera agroalimentare e per sottoporre il tema della regolarizzazione dei braccianti irregolari come priorità. «Il cibo sulle nostre tavole ha sempre continuato ad arrivare, e in parte è proprio per via del lavoro di queste persone; oggi questa contraddizione rischia di esplodere in tutta la sua enorme portata, soprattutto davanti all’emergenza sanitaria, che rischia di creare nuove guerre tra poveri e rappresenta una minaccia reale per tutti, ancora di più per i braccianti stranieri», afferma la lettera del sindacato al Papa.

«A nome del Sommo Pontefice – si legge nella risposta, firmata dal Sostituto della Segreteria di Stato Edgar Peña Parra – mi pregio di riferirle la Sua vicinanza ai tanti lavoratori che, nell’ambito della filiera agroalimentare, si stanno notevolmente impegnando, tra non pochi rischi e difficoltà, per provvedere i necessari generi alimentari alla comunità. Il Papa li ricorda nella preghiera, mentre porta nel cuore la dolorosa situazione dei braccianti provenienti da vari Paesi, che si vedono relegati ai margini della società e patiscono condizioni di sfruttamento inaccettabili».

Per il segretario generale della Fai Cisl Onofrio Rota, «la regolarizzazione è una parte importante delle nostre battaglie perché aiuta a contrastare lo sfruttamento, l’illegalità e a fare emergere tanta economia sommersa». Commentando la risposta di Francesco, Rota aggiunge: «Non a caso la nostra proposta risale a diverso tempo fa, ben prima che lo facesse il Portogallo e ben prima che l’attuale governo ne riconoscesse la necessità. Fummo inascoltati. Non lo abbiamo fatto per piantare bandierine, ma per valori di solidarietà, legalità, dignità del lavoro. Indipendentemente dai diversi governi che si sono succeduti abbiamo portato avanti una battaglia di civiltà».

Poi è arrivata la pandemia da Coronovirus: «Davanti all’emergenza sanitaria – continua Rota – abbiamo sentito l’urgenza di scrivere anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e a papa Francesco perché si è sovrapposto un corto circuito sociale, che unisce il rischio di contagio, specialmente nei ghetti, con la mancanza di manodopera, che avvantaggia i caporali. È certamente un bel segnale quello di Francesco, averlo al nostro fianco in questo momento è un messaggio forte per tutti, italiani e non"».

Il sindacalista torna ad affrontare anche la questione voucher. «In agricoltura serve solo a far saltare le tutele su previdenza, malattia, maternità. Con l’estensione del 2018 si parlava di 50mila posti di lavoro, ma nessuno li ha mai visti. È uno strumento rimasto utilizzabile per studenti, disoccupati e pensionati. Volendo, varrebbe anche per lavoratori in cassa integrazione o percettori di reddito di cittadinanza. Dobbiamo chiederci se sia giusto in nome dell’emergenza sanitaria andare oltre questi limiti. La risposta è no, almeno che non si voglia precarizzare ancora di più un lavoro che, essendo per sua natura stagionale, ha sempre avuto una contrattazione garante della massima flessibilità, persino del lavoro a chiamata giornaliera. E a meno che non si voglia tornare ai tanti abusi del passato, quando il voucher produceva occasioni di lavoro nero e sfruttamento».