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Usa. Paghi e ottieni: è l'eldorado californiano

ASSUNTINA MORRESI martedì 1 marzo 2016
È interessante scendere nel dettaglio della regolamentazione dell’utero in affitto in California, una delle mete preferite dai più ricchi fra chi vuole accedere a questa pratica. Se i soldi non sono un problema, la California è uno degli Stati con maggiori garanzie per chi accede a questa procedura: i contratti di maternità surrogata sono dettagliatamente regolati, senza ipocrisie, compreso l’aspetto economico. A fronte di costi elevati (intorno a 150.000 dollari), specie se paragonati a quelli dei Paesi terzi (intorno a 50.000), si ha il vantaggio di avere la ragionevole sicurezza di portare a casa uno o più bambini senza intoppi.  La legge sulla surroga è recente: dal 1° gennaio 2013 il Codice di Famiglia californiano ha un nuovo paragrafo titolato «Surrogacy facilitators and assisted reproduction agreements for gestational carriers », che regola gli accordi per l’utero in affitto. Sono contratti stipulati che coinvolgono i genitori intenzionali (i committenti), la madre surrogata e i «facilitatori della maternità surrogata», cioè intermediari (persone o organizzazioni dedicate) della pratica. In California i genitori intenziona-li, cioè coloro che cercano un bambino mediante utero in affitto, possono essere singoli o coppie, omo ed etero. Non è necessario che sussista un legame genetico: si possono acquistare sperma e ovociti da 'donatori' anonimi, si può ingaggiare una madre surrogata, ed essere comunque dichiarati legalmente genitori del nato, purché i contratti stipulati rispettino la legge. Vale solo la volontà espressa e codificata in apposito accordo scritto fra le parti. La norma prevede innanzitutto che le parti abbiano ciascuna un proprio rappresentante legale, un avvocato specializzato nel settore, diverso per madre surrogata e committenti: il loro compito è redigere il contratto scritto fra genitori intenzionali e surrogata e seguire l’intero percorso, una sorta di 'tutoraggio' fino all’ottenimento del certificato di nascita del bambino e dei documenti per l’espatrio, se i genitori intenzionali sono stranieri.  Nel contratto, oltre all’identità dei committenti, va indicato a chi appartengono i gameti: di solito i 'donatori' sono anonimi, scelti su apposite liste di banche di gameti, in base soprattutto alle caratteristiche fisiche. Cataloghi, insomma. Altrimenti vanno riportate le informazioni identificative, e se i committenti sono due uomini va detto se lo sperma è di uno dei due o entrambi. Va poi dettagliato il compenso, specificando i 'servizi gestazionali', ad esempio viaggi, abbigliamento, eventuale allattamento, e quote aggiuntive in caso di gravidanze gemellari. Solitamente i contratti prevedono un accordo sul comportamento che le parti intendono tenere, e non può essere altrimenti: finché il mio bambino è nella tuapancia, tudovrai fare quel che io ti dico durante la gravidanza. Visite mediche ed esami, dieta da seguire, fumo o meno, viaggi o meno, numero di embrioni da trasferire, disponibilità ad abortire o no in presenza di malformazioni, disponibilità a gravidanze gemellari o no, eventuale scelta sul genere di parto, tipo di assicurazione: saranno le parti a stabilire, per il tramite dei loro rappresentanti legali, cosa includere nel contratto e in che termini.  La madre surrogata, ed eventualmente il suo partner, si impegnano a rinunciare al neonato, e si stabilisce che i committenti saranno i genitori legali. Questo contratto va stipulato e autenticato dalle parti prima di iniziare ogni trattamento medico della madre surrogata e degli eventuali donatori, e perché sia valido il concepimento deve avvenire in California. Una volta che la gravidanza è abbastanza avanzata, ma prima del parto – più o meno nel secondo trimestre – le parti si rivolgono a un tribunale il quale, verificata la conformità del contratto e della procedura con la legge, attribuirà la genitorialità: con un apposito atto si stabilisce che, al momento della nascita, i committenti diventano i genitori legali del bambino, e che il loro nome (e non quello della surrogata né dei donatori) risulterà nel certificato di nascita.  A questo punto, chiariti i termini di legge e considerata la valenza pubblica di Nichi Vendola, chiediamo che sia reso pubblico il testo del contratto che ha stipulato insieme al suo compagno Eddy Testa con la madre surrogata indonesiana (con passaporto americano) che ha partorito in California Tobia, un bambino che, secondo le notizie di stampa, è figlio biologico di Testa e ha una madre genetica forse californiana. Un contratto illecito in Italia.