Attualità

Inchiesta. Padova, la truffa al sacerdote in prima linea per gli ultimi

Luca Bortoli, Padova mercoledì 19 maggio 2021

La Guardia di Finanza al lavoro

Continue e pressanti richieste di denaro accampando false disgrazie familiari, incidenti, vicissitudini giudiziarie con lo scopo di ottenere soldi – tanti soldi – da un anziano sacerdote padovano. Una tortura lunga due anni, dal luglio 2018 al luglio 2020, durante i quali undici cittadini sinti avrebbero telefonato al presbitero ben 14mila volte.

I fermi sono scattati ieri mattina all’alba quando 70 agenti della Guardia di Finanza di Padova hanno messo fine a una lunga e delicata indagine delegata dalla Procura della Repubblica che ha disposto la custodia cautelare in carcere per sei di loro, il divieto di dimora in Veneto per altri quattro e l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria per un’ulteriore persona.

I reati di cui si sarebbero macchiati i fermati sono circonvenzione di incapace e tentata estorsione nei confronti del sacerdote che è anche fondatore e presidente di un’importante associazione di volontariato. Si tratta di don Albino Bizzotto, anima di Beati i costruttori di pace, da sempre impegnato per gli ultimi e contro ogni tipo di violenza. Stando alle intercettazioni telefoniche, i malviventi sarebbero stati in grado di ottenere elargizioni per oltre 370mila euro, in contanti o tramite ricarica di carte prepagate. E quando don Bizzotto ha presentato denuncia e ha smesso di disporre di poteri all’interno dell’associazione, gli indagati hanno alzato i toni delle richieste, passando a vere e proprie minacce.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato in Diocesi di Padova. Negli ultimi anni, truffe e raggiri sono considerevolmente aumentati, tanto che l’Istituto San Luca per la formazione permanente del clero ha organizzato incontri di approfondimento proprio in collaborazione con il comando provinciale della Guardia di Finanza.

Il vescovo Claudio Cipolla ha manifestato in una nota profondo dolore per l’accaduto. «Sappiamo che l’ambito della carità è preso di mira da persone malintenzionate – ha detto il vescovo –. Per questa ragione proprio nei mesi scorsi è stato distribuito un piccolo strumento in cui si enucleano in sette punti alcune accortezze da avere nella gestione dei beni, che possono essere utili anche per quelle realtà caritative e di volontariato non ecclesiali guidate da sacerdoti: la necessità della trasparenza nella rendicontazione economica; l’attenzione a una carità intelligente e strutturata; la condivisione delle scelte economiche con gli organismi di comunione; la trasparenza e la tracciabilità di qualsiasi operazione economica».

In Diocesi di Padova è attivo il Servizio Informazione e aiuto per accogliere la segnalazione di ogni tipo di abuso.