Attualità

Stop alla guerra. Mobilitazione per il 5 novembre, boom di adesioni per la pace

Redazione Interni venerdì 28 ottobre 2022

Piazza del plebiscito a Napoli si prepara ad accogliere 20mila manifestanti per la pace

Si vanno via via definendo i contorni della grande manifestazione di piazza di Roma, prevista per il 5 novembre: già 30mila persone hanno aderito nell’ultimo fine settimana alla mobilitazione collettiva che ha coinvolto oltre 100 città italiane e altre decine di migliaia si aspettano nella grande iniziativa che sabato porterà in piazza il multiforme “popolo della pace”. L’appuntamento avrà come cornice finale Piazza San Giovanni in Laterano.

Ieri gli organizzatori hanno confermato gli orari della giornata: il ritrovo dei partecipanti è previsto per le ore 12 in Piazza della Repubblica, con partenza del corteo alla volta di piazza San Giovanni in Laterano per le ore 13. Attorno alle 15 inizieranno gli interventi dal palco. Ad alternarsi davanti alla folla saranno rappresentanti delle organizzazioni promotrici, mentre sono attese anche molte testimonianze da tutto il mondo.

L’obiettivo? Mettere al centro i contenuti della piattaforma su cui è stata convocata la manifestazione, che ha una chiara matrice apolitica: non saranno consentite infatti bandiere di parte. Le richieste sono note: fermare le armi subito, quindi dare ascolto alla voce unitaria “dal basso” delle istituzioni italiane, europee ed internazionali per giungere ad una vera conferenza multilaterale di pace.

«L’Italia, l’Unione Europea e gli Stati membri, le Nazioni Unite devono assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco» spiegano i promotori. «Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza Internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale, per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari, ridurre la spesa militare in favore di investimenti per combattere le povertà e di finanziamenti per l’economia disarmata, per la transizione ecologica, per il lavoro dignitoso».

Questo è il cuore della piattaforma “Europe for Peace” che ha indetto la manifestazione nazionale e che in questo mese ha raccolto una marea di sigle del mondo associativo, cattolico e laico. Intanto l’appello per la pace è stato tradotto in diverse lingue, nella convinzione che la partita per la tregua si giochi innanzitutto sul grande tavolo dell’Europa.

Europe for Peace - Manifesto

Che l’evento di sabato 5 novembre sia la tappa-chiave di un percorso in atto da tempo, lo confermano i numeri di tutto rispetto delle iniziative lanciate dallo stesso cartello di “Europe for Peace” nel fine settimana scorso. Tra il 21 e il 23 ottobre, oltre 30mila persone hanno sfilato in più di 100 città italiane, da Torino a Milano, fino a Palermo, Napoli, Bari, Firenze, Bologna, Roma.

«Tra gli appuntamenti realizzati nell’ultimo weekend -  spiegava ieri il sito retepacedisarmo.org - c’è anche la presenza all’Angelus del Papa in Piazza San Pietro in Vaticano di una delegazione di “Europe For Peace” con striscione. Non a caso le parole di papa Francesco sono richiamate anche nella convocazione della Manifestazione del 5 novembre: ”Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili”».

Sullo sfondo, come recita la piattaforma della manifestazione, c’è la grande preoccupazione del mondo pacifista, accentuata dai brutti segnali delle ultime ore, per la «minaccia nucleare» che «incombe sul mondo. E’ responsabilità e dovere degli Stati e dei popoli fermare questa follia. L’umanità ed il pianeta non possono accettare che le contese si risolvano con i conflitti armati».

Nessuna equidistanza, peraltro, al massimo, come hanno spiegato gli organizzatori, una «equa vicinanza» a tutte le vittime. Nel condannare, infatti, «l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia», il cartello di “Europe for peace” ribadisce quella che è l’unica via possibile in questa fase storica: la solidarietà, «con l popolazione colpita, con i profughi, con i rifugiati».