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Agricoltura e diritti. Oxfam: "La pagella etica dei supermarket italiani"

Paolo Lambruschi giovedì 23 aprile 2020

Lavoro nei campi. Non sempre i regola, non sempre rispettoso dei diritti dei braccianti

Un anno di progressi nei rispetto dei diritti dei produttori Grazie all’adesione di oltre 20 mila consumatori che hanno chiesto a Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex e Eurospin di adottare misure a difesa dei diritti umani di chi coltiva il nostro cibo e maggiore trasparenza, quasi tutti i maggiori gruppi della Grande distribuzione italiana hanno compiuto alcuni passi in avanti, dimostrando che la voce dei consumatori è importante per convincere le aziende a cambiare le proprie politiche.

Questo il bilancio a un anno dal lancio della campagna di Oxfam "Al Giusto prezzo", in un nuovo rapporto e in una nuova pagella, rispetto al modo in cui la le catene maggiori trattano i quattro temi chiave della trasparenza, dei diritti dei produttori di piccola scala, dei lavoratori agricoli e delle donne all’interno della propria filiera di approvvigionamento agricolo.

La pagella dei 5 maggiori gruppi della GDO italiana negli ultimi 12 mesi

Complessivamente, tutte le aziende analizzate hanno compiuto passi in avanti. Tra tutti, il maggior incremento relativo è di Selex, che ha messo in campo un progressivo impegno in termini di trasparenza, con la pubblicazione di policy aziendali inerenti i diritti umani nelle filiere, e l’avvio di un importante progetto di produzione agricola etica. Un lavoro che porta l’azienda dallo 0% del 2018 ad un +23% nel 2019. Mentre Coop mantiene in media punteggi più alti su tutti i parametri presi in esame, con un miglioramento complessivo del 13% delle proprie politiche. Significativi sono anche i progressi di Conad e Esselunga in tema di tutela dei lavoratori - entrambi + 25% - e di difesa dei piccoli produttori rispettivamente + 25% e + 21%. Tra i 5 big presi in esame solo Eurospin leader in Italia nel settore discount, non ha voluto cogliere l’opportunità di dialogo e miglioramento di policy offerta dalla campagna e per il secondo anno consecutivo chiude la classifica con il punteggio più basso (2%). Sul tema dei diritti delle donne, solo Coop raggiunge un +14%, mentre le altre quattro aziende ottengono un punteggio pari a zero, per il secondo anno.

Apprezzando i risultati conseguiti da parte di alcune aziende, Oxfam chiede oggi, in un contesto segnato dall’emergenza coronavirus, un maggiore sforzo per garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose, per migliaia di braccianti e operai agricoli che operano per rifornire ogni giorno i loro scaffali, a partire dallo schierarsi in favore della regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza documenti, presenti nel nostro territorio.

“Si tratta –ha detto Elisa Bacciotti, responsabile delle campagne di Oxfam Italia - di un ulteriore impegno in questi giorni, nei quali la Grande distribuzione italiana sta svolgendo un lavoro enorme e prezioso per assicurare l’approvvigionamento di beni alimentari per assicurare diritti e dignità a chi contribuisce a produrre cibo nel nostro paese. Questa crisi ci insegna che nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti. E per tanti lavoratori agricoli, costretti a vivere in luoghi insalubri e fatiscenti e ad accettare condizioni di lavoro ai limiti dello sfruttamento, il rischio di veder peggiorate le proprie condizioni è molto alto”.

L’appello è quindi quello di continuare a dotarsi di strumenti di due diligence, per garantire che la propria condotta economica non sia in alcun modo lesiva dei diritti umani nelle filiere agricole e di schierarsi a fianco delle iniziative che, in queste ore, vogliono ridare dignità e tutela ai lavoratori, regolarizzando gli “invisibili”. “In questo contesto è ancora più urgente che i maggiori gruppi della GDO italiana intervengano al più presto, nel solco che sta indicando il Governo, lavorando con fornitori e sindacati per identificare i contesti più vulnerabili e ai margini lungo le proprie filiere di approvvigionamento, per proteggere la sicurezza dei lavoratori e tutelare le aziende fornitrici dal rischio di finire nella morsa delle mafie per mancanza di liquidità”, prosegue Bacciotti.

L’effetto della pandemia sui milioni di piccoli agricoltori nel Sud del mondo

Oltre all’Italia, le misure di lockdown adottate da molti altri paesi del mondo stanno facendo emergere ulteriori evidenze delle condizioni di povertà e disuguaglianza che da anni attanagliano i produttori di piccola scala nei paesi in via di sviluppo. Già prima dell’impatto della pandemia da Covid19, il dossier di Oxfam delineava condizioni di grave sfruttamento dei lavoratori nei Paesi in via sviluppo, ad esempio lungo le filiere della frutta in Brasile e del tè che dall’India arriva in Europa e negli Usa. Con lavoratori agricoli ad esempio nella regione dell’Assam in India, costretti a sopravvivere sotto la soglia di povertà e a cui arriva solo il 7% di quanto ricavato dal prezzo finale al consumo, mentre supermercati e i grandi marchi del tè trattengono il 58%.

“Senza misure urgenti e immediate, moltissimi piccoli produttori rischiano di cadere ancor di più nella spirale della fame e della povertà estrema in Sud America, in Asia e in Africa. – conclude Bacciotti – Basti pensare a quanto sta accadendo in Africa occidentale, dove con l’impatto del coronavirus combinato con la stagione secca e il conflitto in corso nell’area, la popolazione è sempre più allo stremo e i lavoratori del settore alimentare sono impegnati in una strenua lotta per continuare a produrre cibo. I prezzi dei beni alimentari di base stanno schizzando alle stelle e in tutta l’area, secondo le stime di Oxfam e di altre 7 organizzazioni, fino a 50 milioni di persone potrebbero ritrovarsi alla fame entro agosto. Per sconfiggere questa pandemia, occorrono nuove politiche sia da parte dei Governi che da parte del settore privato, in grado davvero di non lasciare indietro nessuno”.