Attualità

Il dossier. «Orrore pedofilo», è guerra tecnologica

Lucia Bellaspiga lunedì 7 luglio 2014
È una guerra di super tecnologie: da una parte la rete mondiale sempre più abile nel produrre mostri informatici al servizio degli appetiti pedofili, dall’altra la Polizia postale e delle Comunicazioni, che insegue i criminali sul web, oscurando migliaia di siti che ogni giorno proliferano in tutto il pianeta. «Da un paio d’anni sappiamo che le più cospicue comunità di pedofili operano in una "Rete oscura" chiamata "deep web", o come diciamo nel gergo delle polizie mondiali "darknet" – spiega Carlo Solimene, primo dirigente della Divisione investigativa della Polizia postale –. Si tratta di reti anonimizzate, il cui "vantaggio" è lo stesso di un’auto che giri per le autostrade senza targa. E il materiale più terrificante viaggia proprio sul darknet».Imprendibili, dunque? «Così credono. In realtà a febbraio abbiamo chiuso la prima indagine sul darknet in Italia, un’operazione denominata "Sleeping dogs" condotta insieme all’Fbi, che ha portato all’arresto di dieci persone in tutta Italia, ma soprattutto all’identificazione dei minori abusati, tutti bambini italiani, che abbiamo potuto salvare». L’operazione ha anche una forte valenza simbolica: «Abbiamo dimostrato a chi naviga in dark che non si è mai del tutto anonimi, che se lavoriamo bene è possibile identificarli». Ecco allora la guerra tra tecnologie, per cui «se i pedofili sono arrivati a un certo punto di innovazione, noi dobbiamo essere a quel punto più uno». Gli uffici della Polizia postale sono all’avanguardia, gli agenti sono addestrati sul piano informatico e pronti a vedere immagini raccapriccianti, ma anche abili a fingersi pedofili per infiltrarsi nelle comunità criminali. Non è facile farne parte, «sanno che noi siamo in attività sotto copertura e chiedono referenze – spiega Solimene –. Abbiamo appena formato un centinaio di agenti, con l’aiuto degli psicologi del Cncpo (Centro nazionale di contrasto alla pedofilia on line), sia per affinare la navigazione, sia per entrare nella psiche dei pedofili, confondersi tra loro in maniera credibile, capire la caratura criminale dell’interlocutore, se è un professionista, se cerca nuove esperienze e di che tipo, se ha davvero tra le mani un minore da violentare (e allora bisogna intervenire immediatamente)... Quella è gente che bluffa sempre, dice di avere 60 anni e ne ha 30, che si connette da Genova ed è a Napoli, di essere operaio ed è medico. Grazie a questi agenti abbiamo da poco concluso tre grandi operazioni».Entrando nel merito dei contenuti, Solimene fatica a raccontare in parole ciò che i suoi uomini sono costretti a vedere. Molestie su bambini di 2 o 3 anni "venduti" a viziosi di ogni età, sevizie di gruppo fino allo sfinimento del piccolino, a volte persino torture e la morte della vittima. «Materiale durissimo, caratterizzato dalla sperequazione tra le due energie in campo – riassume –: un minore molto piccolo e un adulto malato di onnipotenza». Il web non conosce confini geografici, i filmati possono provenire da ogni dove, per cui è determinante la collaborazione tra le Polizie di tutto il mondo, «ma anche la tempestività delle segnalazioni che riceviamo dalle onlus più attive, come Meter di don Di Noto, Ecpat, Telefono Azzurro, Associazione Papa Giovanni XXIII, Save the Children...». Nell’ultimo anno sono stati così eseguiti 55 arresti, 600 denunce, 2.000 siti sono stati inseriti nella black list e oscurati e, cosa più importante, «diverse decine di bambini tra i 7 e i 10 anni identificati e salvati». Ma non finisce qui, perché a breve la Polizia postale italiana schiererà sul campo nuove armi destinate a rivoluzionare le indagini di tutto il mondo: «Stiamo per presentare il progetto di "balistica digitale" messo a punto con l’università di Fisciano, un software che rileva le "impronte" caratteristiche delle immagini digitali, permettendo di risalire alla singola macchina fotografica che le ha scattate», proprio come dall’analisi balistica sul proiettile si risale con certezza all’arma che ha sparato. «Siamo i primi al mondo e l’invenzione fornirà alla magistratura schiaccianti elementi di prova».Da più tempo, inoltre, è attiva tra Fbi e Cncpo una tecnica per geolocalizzare le immagini e scoprire da minimi elementi visivi o sonori del video in che Stato, città e casa è stato girato. E infine «da anni abbiamo rapporti forti con i partner dell’informatica, ad esempio Microsoft ci ha fornito un applicativo per cui da un microfotogramma di una foto ritoccata, tagliata, alterata cromaticamente, invecchiata o ringiovanita, possiamo risalire alla foto madre». Il coordinamento con tutte le polizie europee e gran parte di quelle del mondo, e la collaborazione con le università, fanno il resto: «Se gli italiani avessero modo di vedere anche solo uno dei video che incontriamo noi, ci sarebbe una sollevazione generale. È una guerra vera e va combattuta. Con tutte le armi».