Attualità

IL VOTO PER IL COLLE. Fumo nero sul Colle Ora il Pd cambia schema

Marco Iasevoli venerdì 19 aprile 2013
«Ora lo capite anche voi, il partito non regge il dialogo con Berlusconi. Io ci ho provato sinceramente...». Pier Luigi Bersani guarda negli occhi Enrico Letta, Dario Franceschini e Rosy Bindi, i leader ex-Ppi del Pd, al termine di una giornata terribile, e sembra quasi trovare nella bocciatura di Franco Marini la conferma della sua originaria linea politica: «Le cose che odorano di inciucio, che non portano un’innovazione, sbattono contro il muro».Certo, il segretario sa che non può addossare a nessuno le responsabilità di questo giorno di paralisi. Il regista è stato lui dal 26 febbraio a oggi. Ma ora è pronto a cambiare schema. L’utopia di raccogliere i due terzi dei voti in Aula è svanita. Anche la terza votazione sarà un trionfo di schede bianche. Quello che conta è il quarto scrutinio. E il Pd ci arriverà con una proposta nuova.Quale? Ieri sera Bersani ha messo sul tavolo la nuova idea: lo decidano i Grandi elettori di Pd (e Sel?). In una sorta di primarie interne, da svolgersi stamattina presto, che abbia come obiettivo quello di indicare un nome da offrire «a tutto il Parlamento, e non solo al Pdl». I nomi che stanno nella pancia nel partito, quelli in grado di ricompattare almeno la coalizione di centrosinistra, sono Romano Prodi e Massimo D’Alema. Il primo calamita le attenzioni dei grillini. Il secondo tiene aperti i ponti con il Pdl.Avrebbe bisogno di tempo, il segretario, soprattutto con chi ha promesso di votare Marini e poi non lo ha fatto. «Guardate che se si va al voto domani, Renzi vi spazza via tutti», spiega nella notte Bersani alla sinistra del partito che si è saldata con il "rottamatore". Perciò ha provato a spostare la quarta conta a sabato mattina o almeno a stasera, per ricomporre le truppe e provare, in una sorta di ballottaggio da tenere oggi pomeriggio tra i due più votati, a spostare il suo pacchetto di voti su D’Alema, sapendo che Renzi punterà tutto sul Professore. Ma sarà la riunione dei capigruppo a decidere sullo slittamento della prima seduta in cui servirà solo la maggioranza assoluta, e sia Pdl sia M5S hanno già anticipato il loro «no».Nelle "quirinarie" democrat - se ci saranno, il dubbio resta fino a notte - dovrebbero arrivare i nomi già consolidati, da Marini ad Amato a Finocchiaro, ma l’assemblea dovrebbe avere la facoltà di aggiungerne altri. Il candidato M5S Stefano Rodotà. Sergio Chiamparino, il candidato di "copertura" dei renziani. Il segretario poi vorrebbe usare sino all’ultimo secondo di tempo per mettere nell’arena un nome nuovo, una donna super partes che possa non dispiacere al Pdl. Un profilo che porta sempre alle attuali ministre Cancellieri e Severino. Mentre i "giovani turchi" ieri sembravano tentate da Laura Boldrini, la vendoliana presidente della Camera.Tutto sembra condurre verso la cesura con Berlusconi. Anche il più dialogante di tutti, Enrico Letta, ammette: «Gli facciamo un’ultima offerta, Sergio Mattarella. Ma non possiamo immolarci sull’altare di questa trattativa». Il Cavaliere attende. In serata riunisce i suoi a Palazzo Grazioli: «Noi ci siamo impegnati su Marini e continuiamo su quel nome», dice sulle prime. Ma è consapevole che il Pd non può tenere su quel nome. E spera che Bersani punti su D’Alema condividendo con lui la necessità di non spianare la strada del voto a Renzi.Ma i fattori da intrecciare sono tanti. Rancori personali e di corrente. Visioni politiche. E, soprattutto, le ipotesi su quale capo dello Stato proverà a dare un incarico di governo e quale manderà subito tutti a casa. Con ovvie ripercussioni sulle prospettive personali...