Attualità

Scuola. Oggi ultima campanella in sei regioni

Paolo Ferrario martedì 8 giugno 2021

Oggi ultima campanella in sei regioni

Ultimo giorno di scuola, oggi, per gli studenti di Lazio, Lombardia, Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta, mentre sabato scorso era già suonata l’ultima campanella in Molise, Marche, Veneto ed Emilia Romagna, dove ieri sono cominciati gli esami di terza media che, anche quest’anno come già nel 2020, consisteranno in un colloquio orale, in presenza, a partire da un elaborato realizzato dagli studenti. Domani, infine, termineranno le lezioni in Liguria e Umbria, giovedì in Provincia di Trento, venerdì in Piemonte e Puglia, sabato in Sardegna e Calabria. Gli ultimi ad andare in vacanza saranno, il 16 giugno, gli studenti della Provincia autonoma di Bolzano.
«Il bilancio di quest’anno è positivo – commenta il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi –. Di fronte ad un’emergenza globale, a qualcosa che non avevamo mai visto prima, la nostra scuola ha saputo reagire. E lo ha fatto anche con grande capacità di innovazione. Certo – aggiunge il ministro – tutti hanno sofferto, ma hanno anche dimostrato la capacità della nostra scuola di innovare e di trovare soluzioni nuove, oltre alla capacità dei ragazzi di essere molto responsabili per sé e anche per tutti gli altri compagni».

Tante cattedre scoperte

A settembre, anticipa il ministro Bianchi, «ci aspetta una nuova normalità», che sappia tener conto delle nuove modalità della didattica sperimentate durante i lunghi mesi di sospensione delle lezioni in presenza. «Non buttiamo via quello che abbiamo fatto», avverte il ministro. «Credo che, come Paese, abbiamo di fronte una grande opportunità: dimostrare che anche dopo la sofferenza si può imparare, che vuole dire non solo apprendere ma cambiare noi stessi», conclude Bianchi. Che, in vista di settembre, ha già una grande sfida da affrontare: coprire tutte le cattedre prima dell’avvio del nuovo anno scolastico. Un’impresa non da poco, alla luce dei dati sui posti vacanti diffusi ieri dalla Cisl Scuola. Secondo il sindacato le cattedre scoperte sono 112.691, di cui 30.751 di sostegno. Lo scorso anno i posti residuati dopo la mobilità erano stati in tutto 85mila tra posti comuni e posti di sostegno. Complessivamente, rende noto il sindacato guidato da Maddalena Gissi, sono stati 47.230 i movimenti del personale docente per l’anno scolastico 2021/22. Lo scorso anno erano stati 55.008. Sono 40.786 i trasferimenti, di cui 10.465 tra province diverse, mentre i passaggi di ruolo o di cattedra sono stati in tutto 6.444. I movimenti tra province diverse sono 10.465, mentre 4.040 docenti sono passati da posto di sostegno a posto comune.

Aumentano le distante

Due anni scolastici di didattica a distanza, soprattutto per gli studenti delle superiori, ma anche, in diverse regioni, come la Campania, per gli alunni più piccoli, hanno comunque lasciato strascichi importanti e aperto divari che la scuola dovrà essere capace di colmare. «Emerge una nuova povertà educativa, quella digitale», lancia l’allarme Save the Children. Secondo una ricerca condotta dall’Organizzazione, che da oltre un secolo lavora per garantire un futuro a bambini e adolescenti, ancora oggi, un quinto dei ragazzi non è ancora in grado di eseguire semplici operazioni utilizzando gli strumenti informatici, quasi 1 alunno su 3 non ha un tablet a casa e 1 su 7 neanche un Pc, l’11% non sa condividere uno schermo durante una chiamata con Zoom e il 29,3% non riesce a scaricare un documento condiviso da un insegnante sulla piattaforma della scuola. «La povertà minorile, in poco più di dieci anni, è aumentata di dieci punti percentuali – si legge nel rapporto di Save the Childrean, che rilancia la campagna “Riscriviamo il futuro” – e ha raggiunto nel 2020 il suo massimo storico degli ultimi 15 anni: 1 milione e 346mila minori (il 13,6% dei bambini e degli adolescenti in Italia), ben 209mila in più rispetto all’anno precedente, sono in condizioni di povertà assoluta. Un dato destinato a crescere con la crisi economica generata dal Covid e dovuto, in larga parte, all’aumento consistente del numero di genitori che hanno perso temporaneamente o definitivamente il lavoro, 345mila durante l’anno trascorso e la conseguente diminuzione delle loro disponibilità economiche».