Attualità

Coronavirus. Sull'obbligo di vaccinazione si scatena la polemica

Viviana Daloiso mercoledì 12 agosto 2020

Obbligatorio o volontario? Il dibattito sul vaccino anti Covid (che ancora non esiste) infiamma già la politica e la comunità scientifica italiane. E la mente corre inevitabilmente ai tempi del decreto Lorenzin, quando l’Italia si spaccò sulla decisione di rendere obbligatori i vaccini contro morbillo e varicella e il Paese scoprì l’esistenza del movimento No vax.

Ad accendere la miccia è stato il premier Giuseppe Conte domenica scorsa, parlando della concreta possibilità che anche un vaccino made in Italy possa entrare ufficialmente nella corsa a fermare la pandemia: «Non ritengo che debba essere obbligatorio, deve però essere messo a disposizione di tutta la popolazione».

Immediata la reazione di Italia Viva, in testa quel Matteo Renzi che proprio dell’obbligatorietà dei vaccini è stato sempre strenuo sostenitore (complice l’opportunità politica di osteggiare l’eterno nemico M5s, su posizioni tradizionalmente opposte): «Se davvero arriveremo al vaccino contro il Covid – ha scritto ieri sulla sua E-news – questo vaccino dovrà essere obbligatorio per tutti. Siamo stati chiusi in casa per mesi e se arriva il vaccino lasciamo libertà di scelta? Non scherziamo».

Dichiarazioni a cui ha fatto seguito una raccolta firme, rilanciata dalla ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Elena Bonetti: «Il nostro Paese – ha scritto – è all’avanguardia nella ricerca, possiamo dimostrare di esserlo anche nella generosità e nella cura reciproca. Il vaccino anti-Covid è il modo che abbiamo per continuare a prenderci cura degli altri e a proteggere le persone che amiamo». Sul tema è divisa anche la comunità scientifica. «Io credo che il vaccino contro il coronavirus debba essere obbligatorio solo per i bambini, che vanno protetti perché dipendono da altri, ma non per gli adulti – è l’opinione del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi –. Ad eccezione del personale sanitario o di pubblica utilità, come i poliziotti, i vigili del fuoco, chi lavora nelle mense.

Di tutti quelli che, insomma, fanno mestieri per i quali, senza vaccino, metterebbero a rischio la salute degli altri». La convinzione è anche che «con una buona campagna di informazione, spiegando a tutti che il vaccino salva la vita, si possa arrivare all’immunità di gregge». Dello stesso parere l’infettivologo del San Martino di Genova Matteo Bassetti («L’obbligatorietà è sempre un po’ difficile. Sarebbe più importante spiegare alla gente l’importanza del vaccino») e il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito («Dobbiamo costruire una strategia per quando lo avremo »).

Perplesso invece il direttore di Malattie infettive del San Gerardo di Monza, Paolo Bonfanti, coinvolto in prima persona nella sperimentazione del vaccino di Takis-Rottapharm: «Intanto dobbiamo vedere a che vaccino arriveremo: se, cioè, a una profilassi definitiva come quella contro il morbillo o a un vaccino da ripetere tutti gli anni come quello influenzale. Nel primo caso, io sarei assolutamente per renderlo obbligatorio: è indispensabile garantire l’immunità di gregge contro il Covid così come contro il morbillo, e per farlo bisogna far vaccinare il maggior numero possibile di persone».