Attualità

Commissione Giustizia. Unioni civili, nuovo scontro e possibile rinvio

Marco Iasevoli giovedì 10 settembre 2015
In attesa della ripresa - oggi pomeriggio dell’esame delle unioni civili in commissione Giustizia, ieri è stato il giorno delle polemiche tra Ncd e Forza Italia e la relatrice del provvedimento Monica Cirinnà. L’esponente democratica, in un’intervista al Corriere della sera, si era espressa in modo pesante contro l’ostruzionismo praticato da chi non è d’accordo sull’impostazione sul testo e, soprattutto, si era lasciata andare ad una frase poco 'ortodossa' per una parlamentare chiamata tra l’altro a tessere la tela di una legge complessa: «Io eseguo le direttive del mio partito». L’intervista prima ha monopolizzato i lavori della giornata della commissione Giustizia, dove è esploso il malcontento di Ncd e Forza Italia, con qualcuno che ha anche evocato le dimissioni di Cirinnà. Poi anche nella riunione dei capigruppo del Senato il tema ha fatto capolino. A risolvare il caso le parole riparatrici dell’esponente democratica, che in parte si è scusata e in parte ha parlato di «equivoco» con la giornalista. Le polemiche non nascondono il sostanziale stallo del provvedimento. Oggi la Commissione non lavorerà molto e non affronterà molti emendamenti, anche perché un pezzo di Ncd e Forza Italia non intendono porre fine all’ostruzionismo senza ulteriori approfondimenti sui diritti civili e sull’adozione dei figli naturali di uno dei componenti dell’unione omosessuale. Dal Pd, o meglio dalla parte dialogante del Partito democratico - quella che ha varato la definizione 'formazione sociale specifica' che è servita a sciogliere i nodi dell’articolo 1, giungono segnali di disponibilità a modificare i richiami alla disciplina civilistica del matrimonio. Insomma, nel concreto, c’è una disponibilità a individuare ed elencare i diritti patrimoniali senza ambigui rimandi alle norme che regolano la famiglia costituzionale. Ma la precondizione, spiegano i dem, è che cessi l’ostruzionismo. Anche perché chi 'dialogante' lo è meno, come il renzianissimo Andrea Marcucci, avvisa che ostruzionismo o meno «i numeri in Aula ci saranno». Dal punto di vista dei tempi, ieri la capogruppo non ha calendarizzato il provvedimento nel mese di settembre, scatenando le ire di M5S. Resta la possibilità, a sentire i vertici del Pd, di vararlo entro il 15 ottobre - quando inizia la sessione di bilancio -, ma comunque dopo la riforma del Senato e solo se l’esame di quest’ultima lascerà qualche giorno libero ai lavori d’Aula. Altrimenti il tutto slitterà a novembre, e in questo caso, considerando che questa non è che la prima lettura, il varo definitivo sarebbe rinviato alla primavera 2016. Resta alta la possibilità che il testo, a causa dei tanti emendamenti, arrivi in Aula senza un voto della Commissione e senza mandato alla relatrice. L’ha ammesso ieri la stessa Cirinnà sfogandosi con un collega nei corridoi di Palazzo Madama.