Attualità

TRENTINO. «Niente segno di croce a scuola» E si alza unanime la protesta

sabato 27 ottobre 2012
È scattata la protesta in Trentino dopo il divieto rivolto ai bambini di una scuola dell'infanzia di fare il segno della croce e recitare la preghiera prima del pranzo. La vicenda ha origine dalla decisione presa dalla coordinatrice pedagogica della scuola dell'infanzia di Frassilongo, paese di una valle del Trentino abitata dalla minoranza linguistica mochena: la motivazione è che nessuna manifestazione di fede religiosa deve trovare spazio in una scuola pubblica. Che sia il segno della croce o qualsiasi tipo di preghiera, dice la coordinatrice.Il diktat però non è piaciuto ai genitori che si sono rivolti ai sindaci della zona e al parroco della valle. "Non credo che si faccia alcun male se i piccoli si fanno un segno di croce", afferma il sindaco di Fierozzo, Luca Moltrer. "Sono dispiaciuto per questo tipo di incomprensioni - aggiunge - fra l'altro non è capitato mai, finora, che in quell'asilo ci fossero bimbi di altre religioni. Quindi penso che sia importante per loro, oltre al gioco e alle attività che fa crescere le loro conoscenze, ricevere un insegnamento relativo alla fede cristiana, alla base della cultura mochena". Il sindaco è deciso a cercare una mediazione con il personale della scuola materna. Un'azione che vuole anche tentare il sindaco di Frassilongo, paese dove ha sede la scuola materna, Bruno Groff. Ad arrivare ad una mediazione si dice pronto anche il parroco di valle don Daniele Laghi: "Tutti sono concordi nel ritenere che non era il caso di togliere questo riferimento cristiano, ben radicato nella gente della valle". La vicenda intanto è approdata anche ai massimi livelli del governo provinciale. Il presidente della Provincia autonoma di TrentoLorenzo Dellai parla di "notizia che ha dell'incredibile. Voglio sperare che si tratti di uno scherzo di carnevale fuori tempo", dice. "Per quanto riguarda la Provincia è del tutto naturale che i bambini delle nostre scuole materne adottino comportamenti coerenti con la fede religiosa delle proprie famiglie e con l'identità religiosa che costituisce parte fondamentale della nostra costituzione materiale", aggiunge Dellai, reduce dal Festival della famiglia di Riva del Garda.AGGIORNAMENTO - 1 novembre il parroco don Daniele La­ghi ci ha comunicato che la vicenda del­la "preghiera negata" si è risolta «con col­laborazione di tutti e con saggezza»