Attualità

LA DIFESA DEI VALORI. «Non legittimare l'incesto»

Pier Luigi Fornari martedì 27 novembre 2012
In discussione generale alla Camera sul disegno di legge per il pieno riconoscimento dei figli naturali (relatrice Alessandra Mussolini, Pdl), emergono fondate e decise critiche bipartisan alla norma che, di fatto, normalizza l’incesto, consentendo la possibilità del riconoscimento da parte del genitore che ha perpetrato la violenza e l’abuso, all’origine di quella nascita. La udc Luisa Capitanio Santolini, nel condividere l’impostazione fondamentale della proposta come approvata già a Montecitorio, si è scagliata contro «la enorme pietra di inciampo» introdotta a Palazzo Madama che di fatto riconosce il rapporto incestuoso. La deputata centrista ha dimostrato falsa la tesi secondo cui tale norma sarebbe richiesta da una sentenza della Consulta o servirebbe a estendere ai bambini vittime di tali situazioni i diritti successori (già ora sono garantiti). «Una cosa è che sia il figlio, divenuto maggiorenne – ha argomentato la Capitanio Santolini – a chiedere questo riconoscimento di figliolanza, perché se ne assume in pieno la responsabilità e le conseguenze, e un conto è, invece, che lo faccia il genitore che è stato un violentatore». La ex presidente del Forum ha lanciato anche l’allarme sul grave vulnus inflitto alla famiglia, dal fatto che in qualche modo tali disposizioni normalizzino l’incesto. La Capitanio Santolini annunciando emendamenti soppressivi di tali norme, ha qualificato come «un’altra follia» il fatto che si alterino in modo del tutto generico, e dannoso per il minore, i criteri di adottabilità. Un’altra centrista, Paola Binetti, ha dimostrato «l’intrinseca contraddizione» della aggiunta fatta dal Senato con «l’impianto generale della legge», dettato dal desiderio di rafforzare il senso della famiglia e perfezionare la parità di diritti di tutti i figli. Invece la norma inserite a Palazzo Madama «offre una strana legittimazione a coloro che da sempre sono considerati "gli orchi domestici", coloro che fanno violenza ai figli, alle figlie quasi sempre, stuprandole o manipolandone la volontà fino a creare condizioni di dipendenza inaccettabili». La Binetti peraltro è certa che «non sia nell’interesse di un bambino sapere e vedere certificata apertamente in questo modo la propria origine incestuosa». La deputata udc ha anticipato la richiesta del voto segreto sugli emendamenti soppressivi, «perché ogni parlamentare sia messo davvero davanti alla propria coscienza, e si interroghi davvero su quale risposta dare all’incesto». E concludendo, ha ammonito: «Questa legislatura, che, devo dire onestamente poco ha fatto sulla famiglia - salvo, forse, le detrazioni che sono state approvate con la recente legge di stabilità – non può chiudersi con questo vulnus: essere la legislatura che, in qualche modo, ha avallato l’incesto».Anche un gruppo di deputati del Pdl con primo firmatario Alfredo Mantovano (seguito da Pagano, Saltamartini, Landolfi, Biava e Toccafondi) ha depositato emendamenti tesi a evitare la riconoscibilità dei figli nati da relazioni incestuose. «Tale possibilità – affermano i parlamentari del centrodestra – è stata introdotta senza limiti, salvo un via libera del giudice», e va incontro «a obiezioni insuperabili, non a caso sollevate in questi giorni dai giudici minorili e dai rappresentanti di associazioni in difesa dei minori». Gli emendamenti puntano in prima battuta alla cancellazione della disposizione e, in subordine, a un regime giuridico che colleghi la riconoscibilità, previa autorizzazione del giudice, solamente a determinate condizioni, come ad esempio che i genitori ignorassero il vincolo esistente fra di loro, o che lo ignorasse uno solo. In tal caso sarebbe questo l’unico a poter chiedere il riconoscimento. Una pregiudiziale di costituzionalità è stata presentata contro la norma dal capogruppo in commissione Giustizia, dell’Italia dei Valori, Federico Palomba, sulla base della sua esperienza di diciotto anni da magistrato minorile. Palomba ha detto di riportare la voce di centinaia di associazioni che l’hanno ritenuto inaccettabile «con molta nettezza». L’esponente dell’Idv nel motivare la pregiudiziale contro questa norma «intrusa» ed «astrusa» introdotta dal Senato, ha argomentato: «Se ci mettiamo dal punto di vista del diritto del bambino, non possiamo dire che il riconoscimento, che è un atto di imposizione unilaterale del padre-nonno o del padre-zio, comunque abusante della mamma, sia un atto nell’interesse del bambino». Dal gruppo di Fli della regione Lazio, Francesco Pasquali auspica che la Camera ponga rimedio ai danni della proposta. Questa mattina l’aula concluderà l’iter, votando sulla pregiudiziale, gli emendamenti e gli articoli.