Attualità

Guerra e disinformazione. Non deformare le opinioni altrui

Fabrizio Battistelli mercoledì 13 luglio 2022

Su 'Domani' del 18 maggio il politologo Salvatore Vassallo ha pubblicato l’articolo 'Fact checking. Invio di armi agli Ucraini. Cosa pensano davvero gli italiani: come leggere i sondaggi'. Un titolo promettente, data la confusione che si sta diffondendo a macchia d’olio sui sondaggi dedicati all’invasione russa dell’Ucraina. Purtroppo però articoli così non contribuiscono affatto a migliorare questo quadro. Vediamo perché. Per prima cosa viene criticata la rilevazione Emg per Agorà Rai3 del 3 maggio, secondo cui i contrari all’invio di armi 'pesanti' sono il 58% contro il 28 dei favorevoli.

Nell’articolo di Vassallo si parla di una «enormità» dell’istituto di sondaggi, causata «dall’uso suggestivo della distinzione tra armi pesanti e leggere», la quale sarebbe irrilevante in sé e comunque difficilmente concettualizzabile da parte degli intervistati. A parte il carattere opinabile di entrambe queste affermazioni, andando ad approfondire si scopre che l’aggettivo 'pesanti' applicato alle armi non modifica che marginalmente la sostanza delle risposte fornite dal campione esaminato nel corso di un mese e mezzo di rilevazioni, pubblicate sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria. Se l’autore dell’articolo avesse confrontato il dato del 3 maggio con la serie storica delle rilevazioni di Emg così come è opportuno fare nel caso delle analisi scientifiche - avrebbe verificato che l’uso del termine 'armi pesanti' viene introdotto in questo caso per la prima e unica volta. Confrontando quest’ultima con le rilevazioni dello stesso periodo che usano il termine 'armi' senza aggettivi, lo scarto è ridotto, tale da non inficiare significato e trend delle risposte. Ad esempio una settimana dopo (il 10 maggio) la differenza è di 4 punti per i contrari (54% rispetto al 5) e per i favorevoli è di appena 2 punti (30% rispetto al 28). Ma c’è dell’altro.

L’articolo cita i dati di Eurobarometro, la rilevazione periodica effettuata nei 27 Paesi della Ue. Qui c’è effettivamente di che riflettere sulle distorsioni cui possono esporsi le indagini demoscopiche a causa di una formulazione inesatta o ambigua della domanda. Nel caso delle armi all’Ucraina, infatti, la altrimenti accurata rilevazione di Eurobarometro utilizza un doppio eufemismo. Da un lato definisce 'attrezzature militari' (military equipment) quelle che, pianamente detto, sono armi.

Dall’altro chiede agli intervistati se sono favorevoli o contrari non al loro invio, bensì all’assai meno impegnativo 'finanziamento della loro acquisizione e fornitura' all’Ucraina. Tornando al nostro articolo, sotto la sua lente finisce un ulteriore sondaggio effettuato il 2 maggio da un altro primario istituto di ricerche, Swg, che sempre in tema di armi all’Ucraina rileva un 43% di favorevoli e fronte di un 46% di contrari. Avendo domandato a questi ultimi di motivare la propria contrarietà, a quel 46% contribuiscono nella misura del 16% intervistati che si dichiarano preoccupati che l’invio di armi possa provocare ritorsioni contro l’Italia.

La conclusione di Vassallo è stupefacente: «Se sommiamo questo 16% al 43% di favorevoli all’invio di armi italiane rilevati da Swg, arriviamo al 59% di favorevoli»! Se dunque la motivazione sottesa a una determinata opinione non incontra il favore dell’osservatore (come nel caso della preoccupazione, evidentemente censurabile per l’incolumità del Paese), il segno dell’opinione viene capovolto nel suo contrario. Insomma, di fronte alla decisione di inviare armi all’Ucraina la manifestazione di una contrarietà diventa la manifestazione di un consenso! Naturalmente il ricercatore ha, come tutti i cittadini, il pieno diritto ad avere ed esprimere le proprie opinioni. Tuttavia sarebbe bene tenerle sotto controllo nel momento in cui sottopone ad analisi le opinioni degli altri.