Attualità

LA DENUCNIA. «No ai bambini che giocano alle slot machine»

Silvia Guzzetti giovedì 22 marzo 2012
​L’unico Paese del mondo occidentale che permette ai bambini di scommettere sulle slot machine. In Gran Bretagna, dove l’industria del gioco d’azzardo ha fatturato, nel 2006/2007, 84 miliardi di sterline, circa 100 miliardi di euro, anche i piccoli possono usare le macchinette per le scommesse in centri di intrattenimento e nei pub. Questo nonostante le Chiese cristiane si battano da tempo per introdurre un limite di età.Secondo la "British Gambling prevalence survey", la radiografia che lo Stato realizza sul problema ogni due anni, e che il governo di Cameron vorrebbe abolire per risparmiare soldi, nel 2007 il 68% della popolazione, circa 32 milioni di adulti, aveva giocato d’azzardo. Popolarissima la lotteria nazionale alla quale ha partecipato il 57%, i biglietti gratta e vinci che attirano il 20% dei cittadini, le scommesse sui cavalli, con il 17% e le slot machine dove gioca il 14% dei cittadini. Diffusi anche i casino’, i bingo, le sale da gioco, dove si può scommettere un po’ su tutto, e i giochi via internet.«Vogliamo denunciare le forme di gioco d’azzardo che danno più dipendenza», spiega Anna Drew, portavoce della Chiesa metodista che ha condotto diverse campagne, insieme alle altre Chiese cristiane, perché questo settore venga regolato meglio dal governo. «Consideriamo la Lotteria Nazionale a basso rischio mentre i cosiddetti "fixed betting terminals", ovvero stazioni sul computer che consentono di scommettere via rete, danno molta dipendenza. Poiché si gioca a casa, da soli, senza interruzioni, usando la carta di credito, anziché il contante, è facile starci più tempo di quanto dovresti. Anche le slot machine sono molto stimolanti, con la musica e i suoni che le accompagnano».Secondo l’esperta, molto preoccupanti sono anche le sale da gioco, sempre più diffuse nelle zone povere, da quando è cominciata la crisi. «Una tentazione molto forte, quando hai bollette da pagare e vedi che c’è la possibilità di raddoppiare la vincita», continua Anna Drew.Per le Chiese il problema consiste soprattutto nelle conseguenze che ricadono sulla persona e sulla sua famiglia. "GamCare", la più importante associazione che aiuta chi ha problemi di dipendenza da gioco, ha ricevuto, nel 2007, 37.806 telefonate. Terminal via computer, slot machine, sale da gioco e casinò le attività più citate. Una dimostrazione che non sono soltanto Internet e le macchinette per le scommesse a intossicare le persone più deboli.Metodisti, battisti, membri dell’Alleanza Evangelica, anglicani, quaccheri e rappresentanti delle Chiese Riformate Unite hanno espresso preoccupazione quando, nel 2007, il governo ha dato il via libera alla pubblicità dei giochi d’azzardo. A parere delle Chiese il rischio è che questa attività venga considerata "normale" e si inneschi un meccanismo che porta alla crescita di chi soffre di dipendenza.E inoltre il governo britannico continua a costruire casino perché pensa che aumenteranno gli investimenti nelle zone più povere. Le Chiese non condividono questo punto di vista. «Circa quattro anni fa abbiamo condotto uno studio e abbiamo chiesto agli intervistati se pensavano di avere sufficienti opportunità di giocare d’azzardo. Nessuno ha risposto no», spiega ancora Anna Drew. «Questo dimostra che non abbiamo bisogno di altri casinò». Secondo la portavoce della Chiesa metodista il governo non vuole regolare ulteriormente questo settore perché è sotto pressione dall’industria del gioco d’azzardo e perché è difficile limitare la libertà degli individui di scommettere. «Per alcune slot machine il limite di età è di 18 anni, per la lotteria nazionale di 16 anni, ma molte sono accessibili anche ai bambini. E questo andrebbe impedito».