Attualità

Intervista. Fassina: «no a surrogata è battaglia di sinistra»

Marco Iasevoli giovedì 3 marzo 2016
Chiede un minuto di tempo, Stefano Fassina. Non è facile passare dagli incontri nelle borgate romane ad «alte questioni antropologiche». Bisogna mettere in ordine le idee. Anche se, in questo caso, le idee del leader di Sinistra italiana e candidato sindaco nella Capitale (ma soprattutto, in questo caso, padre di tre ragazzi) sono chiare: «Resto stupito, amareggiato, di fronte alla mercificazione del momento più alto e spirituale della vita, la nascita di un bambino. Un figlio non è un diritto e la maternità surrogata è davvero insostenibile. Non appartiene, non può appartenere alla sinistra». Anche lei, da sinistra, alza una parola forte dopo il caso Vendola? Vede, per me, e in generale credo per ogni uomo e donna di sinistra, i diritti sono un continuum. I diritti civili vanno insieme a quelli economici, sociali e politici. Non si può essere favorevoli al neo-umanesimo sul terreno del lavoro, del welfare e dell’ecologia e poi accettare il paradigma dell’individualismo liberista sui diritti civili. È una contraddizione. Ne voglio parlare con Nichi. Si spieghi meglio... La dico facile: è contraddittorio voler rimettere la persona al centro del sistema economico e sociale e poi dimenticarla quando si tratta di rispettare la dignità della donna o l’inalienabile diritto del bambino a godere del legame con la mamma. E poi anche il luogo in cui si è svolta questa vicenda, la California, gli Usa, mi sembra paradigmatica: il 'mercato della vita' è possibile o dove ci sono gravi disagi sociali oppure, ed è questo il caso, dove domina l’individualismo proprietario. Stanno venendo fuori due diverse anime 'etiche' della sinistra italiana? Io faccio un discorso europeo che tocca almeno gli ultimi 25 anni. Da quando la sinistra è diventata impotente nella rappresentanza del lavoro e si è appiattita sul modello liberista, ha cercato di compensare la sua perdita d’identità battendo la frontiera dei diritti civili. Il modello-Zapatero, per intenderci. Ma i diritti civili e individuali non si esercitano nel vuoto etico, hanno significato solo in presenza di limiti precisi. La maternità surrogata travolge limiti che non possono essere abbattuti. Riconoscere limiti all’individualismo è una battaglia di sinistra, autenticamente di sinistra. E cristiana, religiosa, se permette... L’Europa ha due grandi matrici culturali: quella cristiana e quella socialista che hanno generato un sistema di welfare basato sulla centralità della persona. L’Ue potrebbe e dovrebbe essere protagonista di una grande iniziativa internazionale contro la mercificazione della vita. L’Italia ancora di più, alla luce della nostra Carta costituzionale. Io vedo affinità culturale tra credenti e una sinistra autentica contro ogni tentativo di comprare e vendere l’uomo e l’ambiente. Penso alla convergenza sull’ecologia integrale della 'Laudato si’'. Intanto alla Camera si parla di mettere mano a un testo sulle adozioni. Lei che linea ha? È un tema da discutere con grande attenzione, facendo riferimento esclusivo al bene del bambino e della bambina. Io non mi nascondo: sono favorevole alla stepchild, che serve a dare diritti a minori che vivono in una coppia omosessuale e rischiano di trovarsi in una sorta di terra di nessuno. Ma proprio la pratica della maternità surrogata, paradossalmente, ha l’effetto di rendere più difficile la tutela di questi bambini che ne avrebbero bisogno. Il legame tra gestazione surrogata e stepchild va scisso partendo da una conferma e un rafforzamento del divieto di ricorrere all’utero in affitto. Come giudica l’operato del governo su questi temi? Penso che Renzi e molti suoi ministri vivano quella contraddizione che le dicevo prima circa la sinistra europea. Totalmente subalterni al paradigma liberista in economia e poi in piazza per i diritti civili. In fondo è il motivo per cui ho lasciato il Pd. La sinistra ha senso storico e politico se porta avanti un neoumanesimo integrale in alternativa al liberismo: i diritti civili sono fondamentali ma non bastano.