Attualità

Migranti. Nel 90% dei casi si arriva in altri modi. Perché le Ong non sono il problema

Antonio Maria Mira martedì 8 novembre 2022

Mentre a circa 500 immigrati a bordo delle navi delle Ong continua ad essere impedito lo sbarco, altri 500, soccorsi dalla Guardia costiera al largo della Sicilia, sbarcheranno senza alcun problema nei porti di Augusta e Pozzallo. Preceduti da altri tre arrivi di mercantili stranieri con a bordo decine di immigrati soccorsi in alto mare. Strano? No, è la “normalità” degli sbarchi sulle coste italiane. Perché, malgrado le solite accuse alle Ong di essere “i taxi del mare”, le operazioni di salvataggio di queste organizzazioni sono minoritarie, anzi in diminuzione. I numeri parlano chiaro, numeri ufficiali, quelli che il ministero dell’Interno pubblica sul proprio sito, il cosiddetto “Cruscotto statistico giornaliero”.

Se prendiamo in considerazione i giorni dall’insediamento del Governo Meloni, troviamo che dal 22 ottobre al 4 novembre (ultimo rapporto del Viminale), sono sbarcati sulle nostre coste poco meno di 10mila immigrati. Nello stesso periodo le quattro navi delle Ong ne hanno soccorsi un migliaio, quelli poi bloccati dal ministro Piantedosi. Dunque i “taxi del mare” hanno avuto ben pochi “clienti”, appena il 10% del totale. E gli altri? Poco più del 50% sono arrivati autonomamente, poco meno del 50% sono stati soccorsi da Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Frontex, navi mercantili.

Ma non è una novità di queste settimane, un effetto delle politiche del nuovo governo. A Ferragosto, il ministero, allora guidato dal ministro Luciana Lamorgese, in occasione della presentazione dell’attività annuale, aveva fornito anche i dati sugli sbarchi: persone sbarcate autonomamente 53%, persone soccorse 47%, di queste ultime appena il 16% da navi umanitarie. Ora, come detto, il dato delle Ong è ulteriormente calato. Ma i loro soccorsi vengono ostacolati. Non gli altri. Così nei giorni scorsi un cargo battente bandiera delle Isole Marshall e una petroliera liberiana sono stati regolarmente autorizzati a sbarcare migranti a Trapani e a Pozzallo. E sempre a Pozzallo è attraccata la Ile d’Ouessant, che batte bandiera francese, che aveva salvato 36 migranti, a bordo di un barchino.

E sicuramente nessuno ha chiesto alle Isole Marshall, alla Liberia e alla Francia di ospitare gli immigrati soccorsi. Ci sono poi gli sbarchi autonomi, che provengono da tre rotte, quella tunisina, quella da Tobruk (Libia orientale) e quella turca. Sono 1.999 i migranti che dalla Tunisia hanno raggiunto le coste italiane nel mese di ottobre, secondo l’ultimo rapporto dell’Ong Forum tunisino per i diritti economico-sociali. Una cifra che porta il numero complessivo dall’inizio dell’anno a 16.292, in aumento rispetto ai 14.342 del 2021. Persone che arrivano sulle coste siciliane a bordo di barchini, 10-20 alla volta, questi sì veri “taxi del mare”. Indisturbati. Ancor più alto è il numero di immigrati che, a bordo di barche a vela, arrivano sulle coste pugliesi del Salento e su quelle calabresi joniche (Locride e Crotonese), in parte soccorsi da Guardia costiera e Guardia di Finanza, in parte autonomamente (le ultime barche con 81 e 69 persone arrivate a Roccella Jonica il 5 novembre e ieri).

Una rotta che, secondo l’ultimo rapporto di Frontex, in un anno ha avuto un incremento del 118%. La rotta che porta in Italia chi fugge da guerre e violenze in Afghanistan, Iraq, Iran, Siria, Palestina. C’è infine la preoccupante rotta percorsa da vecchi pescherecci con a bordo centinaia di persone (come l’ultimo di ieri). Partono dalla Libia orientale, il territorio controllato dal generale Haftar con la “protezione” russa. Una rotta, che porta in Calabria e Sicilia, in forte incremento mentre sembra rallentare il flusso dalla Libia occidentale, quella governata da Tripoli. Rotta dove però le Ong continuano a salvare, anche se ormai rappresentano solo il 10% dei flussi.