Attualità

Il tragico bilancio. L’Onu: nel Mediterraneo 2.000 morti

Alessandra Turrisi mercoledì 27 agosto 2014
Ancora cadaveri visti galleggiare tra le onde, ancora violenze sui migranti pronti a partire sulle coste libiche, mentre l’Italia e l’Europa trattano sul futuro dei soccorsi nel Mediterraneo. Si è aggravato il bilancio delle vittime dell’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia. Sono 24 i corpi senza vita recuperati durante le ricerche da parte del pattugliatore «Foscari» e della corvetta «Fenice» nel luogo dove si è capovolto il peschereccio domenica scorsa. Tra le salme, ci sono sette donne e un neonato. La procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Sono 364 i migranti salvati dalle navi della Marina Militare e dalla motovedetta delle Capitanerie di porto «Fiorillo». Tutte le imbarcazioni sono giunte nel porto di Augusta ieri pomeriggio.Numeri che si vanno ad aggiungere al macabro censimento che conta 1.889 persone morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, 1.600 delle quali nei mesi estivi, secondo la stima dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), che ribadisce la richiesta di un’azione «europea urgente e concertata». Ed è proprio l’obiettivo a cui si lavora in queste ore. Cominciare a definire in termini politici una “exit strategy” dall’operazione Mare Nostrum attraverso il rafforzamento del ruolo di Frontex e un maggior coinvolgimento degli altri Paesi dell’Unione europea: questo, in sintesi, l’obiettivo dell’incontro che si terrà oggi a Bruxelles tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e la commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmström. A Roma una riunione tecnica con i funzionari di Frontex ha gettato le basi per lavorare poi a un’intesa politica in vista dell’appuntamento di oggi e per il coinvolgimento degli altri Paesi Ue. In particolare, a quanto si è appreso, per convincere gli altri partner a partecipare attivamente a un “Frontex plus” occorre definire le zone e la portata degli interventi, le necessità concrete della missione e il ruolo che essa dovrà svolgere.A sostegno della linea italiana di un maggiore coinvolgimento dell’Europa è arrivato in serata il pieno appoggio alla linea Alfano del capo dello Stato, espresso al termine di un colloquio svoltosi al Quirinale tra Napolitano e il ministro dell’Interno. Il presidente ha di fatto avallato la richiesta di uno sforzo comune della Ue per fronteggiare l’emergenza umanitaria.Intanto le richieste di aiuto e i soccorsi in mare continuano senza sosta. Una nave mercantile ha imbarcato nel Canale di Sicilia 480 immigrati. Il cargo Aquila, di bandiera britannica, si sta dirigendo verso il porto di Pozzallo, nel Ragusano. E la nave della Marina militare Sirio ha soccorso due gommoni in difficoltà nel canale di Sicilia, trasferendo a bordo altri 171 migranti.Ulteriori drammatici particolari sui recenti naufragi emergono dalle testimonianze dei supersiti e dalla confessione di un giovane, che si sarebbe prestato a fare lo scafista del gommone su cui sono stati trovati 18 uomini morti. Gibril Jammeh, 19 anni, del Gambia, fermato dalla squadra mobile di Ragusa ha confessato di avere condotto il gommone della morte. «Ho raggiunto un accordo con i libici; mi sono presentato da loro dicendo che avevo fatto il pescatore e che ero pronto ad assumermi questa responsabilità ma volevo dei soldi che loro mi hanno promesso, anche perché io non avevo come pagare il viaggio» ha raccontato ai poliziotti. Le vittime sarebbero state uccise dalla miscela di acqua e carburante che si era accumulata nello scafo, sommersi e bloccati dagli altri compagni di viaggio durante una fase di difficoltà nella navigazione. Ma dalle dichiarazioni dei sopravvissuti è emerso anche che, durante le fasi di partenza, i migranti sono stati picch iati con grosse spranghe in ferro, che potrebbero averne causato la morte.Ma, assieme a tanto dolore, anche una notizia lieta. Sta bene e sarà dimesso nei prossimi giorni, Mohamed, il ragazzo del Mali di 22 anni che lo scorso 19 luglio si trovava nella stiva del barcone in avaria al largo di Lampedusa e che è stato salvato grazie a un circuito di solidarietà e di sinergia ben collaudato fra le strutture ospedaliere siciliane. I suoi giovani polmoni, infatti, avevano rischiato di cedere a causa dell’inalazione di monossido di carbonio. Ma i medici rianimatori dell’ospedale Civico di Palermo hanno richiesto l’intervento di un’équipe dell’Ismett per eseguire in loco l’impianto dell’Ecmo, cioè un polmone artificiale. Per consentire una ripresa completa, il giovane paziente è poi stato trasferito al Centro di riabilitazione del San Raffaele Giglio di Cefalù.