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Migranti. Nave Diciotti, Lega e M5s sfidano l'Unione Europea

Arturo Celletti giovedì 23 agosto 2018

La nave Diciotti e i migranti a bordo al centro di un braccio di ferro politico, istituzionale e internazionale (Ansa)

«Ve li ricordate i 450 immigrati sbarcati a luglio a Pozzallo? L’Europa aveva promesso di farsene carico, e invece...». Matteo Salvini resta in silenzio per qualche secondo poi costruisce l’attacco partendo dai numeri. «La Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. E così il Portogallo, la Spagna. l’Irlanda, Malta... Perché, questa volta, dovremmo fidarci? Io non mollo e prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, l’Europa deve darci delle spiegazioni e delle garanzie». Il ministro dell’Interno parla scuotendo la testa. «Non mi fido di questa Europa. Tante parole, ma mai un cambio di rotta vero», ripete facendo emergere tutto il suo scetticismo sui vertici che in queste ore vedranno protagonisti i tecnici dei principali Paesi europei.

È ancora un giorno complicatissimo e carico di tensioni. Mentre si accavallano i contatti tra le Cancellerie dei Paesi Ue, Salvini sente i suoi a Bruxelles e cerca di capire che cosa ci sia di concreto nei vertici europei pensati per modificare l’operazione Sophia. Poi legge le parole del portavoce del ministro dell’Interno tedesco: «Una decisione sull’accoglienza non è stata ancora presa. Ci aspettiamo però che anche altri Stati membri partecipino all’azione di accoglienza». Una smorfia di fastidio "taglia" il volto del vicepremier. «Non voglio più parole, voglio passi concreti in tempi certi. Io di fare il campo profughi per il resto d’Europa sono stufo. E quindi, con la mia autorizzazione, in Italia non scende nessuno».

In serata tocca a Di Maio mettere l’Unione sul banco degli imputati: «Se dalla riunione di domani (oggi ndr) a Bruxelles non esce nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, allora io e tutto il Movimento 5 stelle non voteremo la legge di Bilancio Ue e non daremo più i 20 miliardi di euro che diamo ogni anno all’Unione».

L’atto d’accusa all’Europa è la strada per evitare strappi nel governo. Di Maio è netto: «Condivido quello che ha detto il presidente Conte, l’Unione deve battere un colpo. Poi siamo attentissimi alle condizioni di salute e di rispetto dei diritti umanitari a bordo della Diciotti. Io dico a tutti: il governo è compatto». Salvini conferma: «Il governo non rischia nulla perché è unito nel rispettare il contratto, che prevede lo stop alla mafia degli scafisti e una immigrazione sotto controllo».

Non c’è comunque nessuna retromarcia. Né nelle dichiarazioni ufficiali, né nei ragionamenti più privati del capo della Lega. «Non sbarca più nessuno», ripete Salvini. «Nessuno perché sulla Diciotti sono tutti illegali», insiste indicando come modello da importare il no way australiano. «Nessuno di coloro che vengono presi in mezzo al mare mette piede sul suolo australiano. A questo si deve arrivare anche da noi», spiega il vicepremier.

La linea dura pare una scelta irreversibile eppure i più ascoltati collaboratori di Salvini temono che il tempo non giochi a loro favore e quasi confidano in un nuovo intervento del Colle che risolva la situazione e, parallelamente, permetta al capo della Lega di alzare la voce. Ma che succede se non interviene Mattarella? E per quanti giorni si potrà pensare di bloccare su una nave militare 150 migranti?

Salvini capisce tutti i rischi, ma, almeno per ora, va dritto. «Non temo assolutamente nulla. Ho la coscienza più che a posto. Ho anche parlato con il presidente Conte, che è persona con cui lavoro benissimo e con cui siamo in perfetta sintonia da due mesi e mezzo», chiarisce. I dubbi però si accavallano alle domande e la tensione sale ancora. Qualche procura è davvero pronta a intervenire? È davvero possibile l’apertura di un’inchiesta per sequestro di persona? «Se qualche procuratore mi vuole indagare e interrogare, io sono pronto a spiegare le mie ragioni. Ma perché un’inchiesta contro ignoti? Mi autodenuncio, sono qua, sono ministro dell’Interno e ritengo mio dovere difendere la sicurezza e i confini del Paese».

Tutto è complicato. L’Europa non dà segnali e almeno fino alla fine agosto quando a Vienna si terrà un vertice informale dei ministri della Difesa e degli Esteri della Ue soluzioni vere non sono ipotizzabili. Il Colle osserva e sente il presidente del Consiglio. Vuole capire le mosse del governo e vuole risposte in tempi rapidi. E intanto anche l’Onu batte un colpo: l’Acnur, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni esortano il governo italiano a consentire ai rifugiati e migranti salvati a bordo della nave costiera italiana Diciotti a sbarcare.

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