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Sanità. Natale a letto con l’influenza. L’allarme dei pronto soccorso

Enrico Negrotti martedì 13 dicembre 2022

Test antigenici per il Covid a New York in un centro tamponi mobile

La stagione influenzale è esplosa in anticipo rispetto agli anni precedenti, e gli esperti prefigurano un picco proprio nelle prossime vacanze natalizie o subito dopo. I medici lamentano già intasamenti nei Pronto soccorso e, d’altra parte, il Covid-19 non è scomparso: i ricoveri sono in leggero aumento, anche se l’incidenza è in calo per le età inferiori ai 59 anni, mentre per le sindromi influenzali i più colpiti sono i bambini.

In Francia, ma anche negli Stati Uniti, si torna a parlare di mascherine. In base agli ultimi dati della rete Influnet, diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), la stagione 2022-2023 fa registrare una curva di rapida salita dei casi di sindromi simil-influenzali, in base alle segnalazioni dei medici sentinella, che mostrano un livello più alto di tutte le stagioni precedenti fino al 2009-2010, quella della pandemia da H1N1.

Parla di «stagione da record» il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che stima in 10 milioni gli italiani che potrebbero contrarre il virus influenzale durante l’inverno, soprattutto «se sarà freddo e le temperature si manterranno basse a lungo». Sfiorano i 943mila i cittadini che hanno contratto virus influenzali nell’ultima settimana secondo il rapporto dell’Iss, portando l’incidenza complessiva a sfiorare i 16 casi ogni mille abitanti. «L’epidemia di influenza è in fortissima ascesa – sottolinea Filippo Anelli (presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) –, il picco non è stato raggiunto e ci aspettiamo che si raggiungerà intorno a Natale o dopo. Ma siamo già a livelli che realmente non ci aspettavamo, almeno per questo periodo. Questo significa che un bel po’ di gente starà a letto nel periodo delle feste».

L’unico modo per evitare i virus stagionali, aggiunge Anelli «rimane la vaccinazione. L’altra misura è usare il più possibile la mascherina». Uno strumento che, anche per contrastare il Covid-19, sarebbe gradito in Francia: secondo un sondaggio realizzato da Odoxa e pubblicato da Le Figaro, tre francesi su 4 si dicono favorevoli alla reintroduzione dell'obbligo di indossare le mascherine sui mezzi di trasporto pubblici. Mentre la città di New York lo ha già chiesto ai suoi abitanti, in particolare negli ambienti chiusi per contrastare un aumento record di contagi da Sars-Cov-2.

Nel nostro Paese l’aumento di casi di influenza si sta scaricando sul sistema assistenziale. I Pronto soccorso sono «allo stremo, con criticità non più localizzate ma diffuse anche in regioni considerate virtuose», lamenta il presidente della Società italiana di medicina di emergenza e urgenza (Simeu) Fabio De Iaco, che dirige il Pronto soccorso all’ospedale Maria Vittoria di Torino.

Un caso esemplarmente negativo delle situazione di caos è quello occorso a un uomo di 88 anni, che è rimasto 12 giorni in un Pronto soccorso romano, senza ottenere il ricovero in reparto, finendo per contrarre il Covid-19 e morendo in solitudine, senza poter vedere i propri parenti. La situazione emergenziale viene denunciata anche dai medici di medicina generale. In media, segnala Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) «ogni settimana un medico di famiglia ha circa 100 assistiti che si ammalano».

Una situazione che si somma al Covid-19: «Temo un Natale all’insegna della “rimozione” del virus pandemico dalla nostra vita – osserva Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma –. Credo si stia scambiando la mancanza di una politica attiva contro l’epidemia, che dovrebbe essere sostituita con la responsabilizzazione dei cittadini, in una sorta di “liberi tutti” diffuso. Sembra che abbiamo un po’ dimenticato precauzioni seguite negli anni precedenti».

Sul tema dei morti Covid predica prudenza l’infettivologo Matteo Bassetti (ospedale San Martino di Genova): «È molto difficile dire quanti sono i morti reali legati al Covid e credo che fondamentalmente dobbiamo guardare a chi è morto di polmonite da Sars-CoV-2, non a chi muore in ospedale o a casa con un tampone positivo». E conclude che «un dato sbagliato che porta anche a una “cattiva fama” dei vaccini».