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IL CASO RUBY. Berlusconi sull'inchiesta: violati principi costituzionali

  mercoledì 19 gennaio 2011
Nel corso dell'inchiesta sul caso Ruby sono state commesse "violazioni di legge incredibili" che vanno "contro i più elementari principi costituzionali". Èun passaggio del messaggio del premier Silvio Berlusconi, inviato ai Promotori della Libertà. "Vorrei andare subito dal giudice" per difendermi da accuse che è "facilissimo smontare", e chiedere l'archiviazione della vicenda, ma "non posso presentarmi da giudici che non hanno competenza né funzionale né territoriale" e che "vogliono utilizzare questa vicenda come strumento di lotta politica". Il premier nega di aver avuto rapporti sessuali con la minorenne Ruby e a proposito dell'accusa di concussione ha affermato: "I fatti che mi vengono contestati sono stati commessi nella mia qualità di presidente del Consiglio e dunque tutto deve andare al tribunale ministri". Il trattamento delle ragazze coinvolte nell'inchiesta, ha continuato il premier, è stata una "procedura irrituale e violenta, indegna di uno stato di diritto che non può rimanere senza un'adeguata punizione". "Io sono sereno", ha concluso, e il governo "continuerà a lavorare" anche per fare quelle "riforme" tese a "garantire che i magistrati di sinistra non possano più cercare di far fuori chi è stato eletto dai cittadini".Intanto la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso di rinviare l'esame degli atti sul caso Ruby a martedì prossimo alle ore 14. A chiedere il rinvio alla prossima settimana è stato il relatore del provvedimento, Antonio Leone (Pdl).NAPOLITANO: FARE CHIAREZZADavanti a un Silvio Berlusconi che, accanto a un impassibile Gianni Letta, gli ripeteva le accuse di complotto e di montatura di una giustizia politicizzata sul caso Ruby, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tagliato corto. Spiegandogli chiaramente che non he nessuna intenzione di intervenire in una vicenda che non gli compete. Né sul piano delle indagini, né su quello che attiene al comportamento del capo del governo e della sua maggioranza. Ha aggiunto che quello che doveva dire l’ha detto in un comunicato ufficiale, nel quale – smentendo ricostruzioni giornalistiche di una sua telefonata al premier – ha preso atto del «turbamento» del Paese di fronte a notizie di «gravi reati» a carico del presidente del Consiglio. E si è limitato a raccomandare, pertanto, alla magistratura di concludere le indagini in tempi il più rapido possibile. Berlusconi era salito al Colle, per un impegno preso prima dell’esplosione del nuovo scandalo Ruby. All’ordine del giorno le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Un argomento che sta particolarmente a cuore al capo dello Stato e sul quale il governo ha qualche difficoltà per l’opposizione neanche troppo latente della Lega. Berlusconi e Letta lo hanno rassicurato, spiegandogli che entro questa settimana uscirà un comunicato di Palazzo Chigi con l’elenco delle celebrazioni e i relativi finanziamenti. Alla fine del colloquio, prima di congedarsi, Berlusconi ha aperto il capitolo dell’aggressione giudiziaria. Ripetendo a Napolitano le cose per altro ribadite in pubblico: ovvero la tesi del complotto, l’esorbitante azione della magistratura nei suoi confronti, l’assicurazione della sua innocenza rispetto ai fatti contestatigli. Il capo dello Stato l’ha ascoltato. Ma poi, come si diceva, ha tagliato corto. Rifacendosi esplicitamente al comunicato fatto diramare dal suo ufficio stampa nella mattinata di ieri. In quel comunicato – riportato integralmente nella seconda pagina dell’«Osservatore Romano» – si legge: «Si smentisce che il capo dello Stato abbia letto o comunque ricevuto – non competendogli in alcun modo – le carte trasmesse dall’autorità giudiziaria alla Camera dei Deputati». «Naturalmente –prosegue la nota – il presidente della Repubblica è ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinnanzi alla contestazione (...) al presidente del Consiglio di gravi ipotesi di reato, e dinnanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d’indagine. Senza interferire nelle valutazioni e nelle scelte politiche che possano essere compiute dal presidente del Consiglio, dal governo e dalle forze parlamentari, egli auspica che nelle previste sedi giudiziarie si proceda al più presto a una compiuta verifica delle risultanze investigative». Giovanni Grasso