Attualità

NAPOLI. Quartieri a luci rosse, Sepe: no a ghetti

Valeria Chianese lunedì 27 agosto 2012
​Dopo le coppie di fatto, i quartieri a luci rosse. È ancora l’arcivescovo di Napoli cardinale Crescenzio Sepe a chiedere attenzione ai veri problemi della città e dei napoletani e a richiamare alla seria responsabilità politica ed amministrativa il sindaco Luigi De Magistris, la cui ultima idea è la realizzazione in città di quartieri ad hoc per mettere un freno alla prostituzione. Una proposta bocciata dal Presule e bollata come «tema ad effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni». L’omelia durante la celebrazione eucaristica per la festa di santa Patrizia, ieri mattina nella chiesa di San Gregorio Armeno, ha offerto l’occasione per criticare il progetto annunciato qualche giorno fa dal sindaco a commento dei dati sulla prostituzione in città (2mila clienti al giorno) e valutato dal cardinale «un diversivo e una distrazione alle migliaia di giovani che non vedono alcuno spazio e che sono costretti a considerare il lavoro un miraggio», in mancanza, ha sottolineato, di «idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale». Sepe ha osservato che nessuno «pretende soluzioni miracolose a problemi antichi e recenti, aggravati da una crisi economica senza precedenti», ma, ha ammonito, «non ci si può lasciare andare a frivolezze». Per l’arcivescovo non servono «ghetti dove si commercializzano anime, carne e valori» bensì luoghi di accoglienza che, ha precisato, «non sono prerogativa soltanto delle strutture ecclesiali, religiose o cattoliche, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale. Le luci rosse – è stata la sua amara conclusione – sono fatte per abbagliare e ingannare, senza risolvere i problemi della nostra gente». La risposta del sindaco De Magistris alle dure annotazioni del cardinale sulle sue proposte è giunta nel pomeriggio di ieri. «Rimango ferito e dispiaciuto per l’attacco politico verso l’amministrazione», ha scritto in una lunga nota il primo cittadino. Ripiegando poi su odiose accuse («Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi») e su ironie fuori luogo («Si tratta di una semplice proposta di chi vede, nel silenzio generale, aumentare nel Paese la prostituzione soprattutto minorile [...] Un fenomeno “scomodo” da affrontare, di cui oggi, infatti e finalmente, parla anche il cardinale Sepe»).