Attualità

LA RIFORMA MANCANTE. Monti: per ora niente «Fattore famiglia»

Marco Iasevoli mercoledì 6 giugno 2012
L'aggettivo che Monti usa per definire il “fattore famiglia” – il criterio di imposizione fiscale che introduce una no–tax area fondata su reddito e persone a carico – è «incompatibile». Incompatibile con l’attuale situazione economica e con il piano di risanamento del Paese. Il premier lo dice in un’intervista a Famiglia cristiana: «Il ministro Riccardi, che ha la delega in materia, si è detto favorevole, ma purtroppo ritiene che in questa fase non sia compatibile con gli impegni di spesa. La sua attuazione – dice Monti riprendendo una recente intervista di Riccardi a Il Messaggero – costerebbe tra i 17 e i 21 miliardi».È l’equivalente di una manovra finanziaria, spiega Monti, che però fa precedere la sua “spiegazione tecnica” da un lungo elogio della famiglia e dell’idea di metterla al centro di un nuovo sistema fiscale. «È un elemento – ammette – che deve guidare la politica del governo, ne abbiamo una considerazione positiva». Ma non basta per fare qualcosa ora. «Forse – confessa il premier – siamo cauti, troppo cauti. Ma ci ispiriamo a un principio enunciato dal Papa: “I partiti non devono promettere cose che non possono realizzare”». E muovendosi sul sentiero del «realizzabile», Monti rivendica i 700 milioni stanziati per asili nido e assistenza agli anziani, oltre ai 2 miliardi di fondi Ue reindirizzati verso giovani e Sud. Il discorso non convince però chi ritiene che il “fattore famiglia” sia uno strumento «flessibile» che può essere inserito gradualmente nel sistema fiscale.Il premier chiude per ora la porta anche su un altro tema sociale: la cittadinanza ai figli di immigrati. «È una questione che sento molto. Ma sono pragmatico, forse troppo: se si risolvesse il problema della cittadinanza al prezzo di scompaginare la maggioranza potrei avere una soddisfazione intima morale, ma considererei fallito il mio mandato». Parole che provocano applausi di parte del Pdl e delusione nel Pd, al punto che Andrea Sarubbi accusa l’esecutivo: «Avete dimenticato l’anima in cantina».Il filo–rosso del premier è evitare ogni intoppo – politico ed economico – al percorso di risanamento dei conti. Giustifica il «no» alla patrimoniale («Avrebbe fatto scappare i capitali»), auspica che i recenti atti di terrorismo siano «un fatto isolato», promette che adesso andrà «in onda» la crescita. Poi attacca: «L’Italia è un Paese disastrato. In passato c’è stata totale disattenzione verso i giovani, questo ha devastato le famiglie». E in una «situazione senza precedenti», i “tecnici” vogliono inasprire l’offensiva contro gli evasori: «Dicono che siamo stati duri, hanno attaccato il limite ai contanti e i blitz della Guardia di finanza, ma assicuro che in futuro saremo ancora più duri. Un po’ di salutare paura fa bene, e poi i produttori di carta per scontrini hanno segnato un boom...». La durezza, conclude il premier, è necessaria perché dopo ci sia «una prospettiva più umana».