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MONTECITORIO. Nasce il gruppo dei responsabili: sono 21 Mozione di sfiducia a Bondi, l'offerta del Terzo polo

Gianni Santamaria venerdì 21 gennaio 2011
Arrivano due deputati dal Pdl e il nuovo gruppo di Montecitorio, Iniziativa responsabile, può vedere la luce. Apporto decisivo, visto che senza di loro non sarebbe stata superata la necessaria soglia di venti. E, dunque, non si sarebbe concretizzato quel puntello che, con l’aria che tira, per l’esecutivo è più che essenziale. Primo banco di prova saranno le mozioni di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il cui esame inizierà lunedì proprio alla Camera. Ieri a quella presentata da Pd e Idv si è aggiunta quella del Terzo Polo. Corredata, però, da un’agenda di interventi a favore della cultura, che, se realizzati, farebbero cambiare idea ai terzopolisti e scongiurerebbero le dimissioni forzate.Dunque, la questione dei numeri torna centrale. E non a caso alcuni dei "responsabili" sono accreditati come possibili prossime new entry nell’esecutivo. Girano già i primi nomi: Saverio Romano, Massimo Calearo e Francesco Pionati. Nel governo vanno completate alcune caselle da sottosegretario ma resta anche da sostituire il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, passato con Fini. Alcuni aderenti a Ir (questa la nuova sigla da imparare) si spingono a ipotizzare qualche altra poltrona viceministeriale, nel caso in cui - o meglio proprio perché - il gruppo ha intenzione di crescere a quota 25. Non a caso viene proprio dai futuristi lo strale più velenoso verso il neogruppo concorrente. «Si tratta solo di un’operazione di maquillage. Questi 21 avevano già votato la fiducia al governo il 14 dicembre, quindi è a saldo zero», minimizza Italo Bocchino. Pier Ferdinando Casini assicura che «sono sempre gli stessi...». Per Dario Franceschini è «un bluff totale».Il "soccorso azzurro" si è reso necessario per il forfait all’ultimo momento dell’ex Udc Calogero Mannino che non ha seguito nell’avventura i Popolari di Italia domani (Pid) e resta nel Misto. Così come il repubblicano Francesco Nucara e l’ex appartenente a NoiSud, Antonio Gaglione, che non aveva partecipato al voto di fiducia. Ma chi sono i membri dei "responsabili"? Intanto in attesa della comunicazione ufficiale in aula dell’avvenuta costituzione e poi dell’elezione del capogruppo, Luciano Sardelli svolgerà le funzioni di coordinatore. Fa parte del plotone più consistente di approdi: i dieci di NoiSud-Pid. A cui si aggiungono 4 ex Fli (Catone, Moffa, Polidori e Siliquini), l’Adc Francesco Pionati, i 3 del Movimento responsabilità (Cesario, Calearo e Scilipoti), l’ex liberaldemocratico Maurizio Grassano. Infine i rinforzi pidiellini: Mario Pepe e Vincenzo D’Anna. «Non siamo la stampella del governo, ma la terza gamba», il biglietto da visita del gruppo.A conti fatti la maggioranza potrebbe contare su 313-315 suffragi contro i 311 delle opposizioni. Ci sono poi i due dell’Svp, che a dicembre si astennero, e il già ricordato Gaglione. Per questo è realista Rocco Buttiglione: «I numeri sono quelli che sono, ma a noi interessa che il Paese recepisca che a noi della cultura importa». Poi ricorre a una citazione biblica: «Non vogliamo che il peccatore muoia, ma che si converta e viva. Ma se non si converte la censura sarà inevitabile». Il vicepresidente della Camera ha presentato la mozione con l’ex ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli (Api) e Fabio Granata, capogruppo Fli nella commissione di settore (che ha definito la mozione un atto «di patriottismo costituzionale»). A Bondi il Terzo polo imputa di non essere stato in grado «di far valere la propria iniziativa» in sede governativa (e in particolare con Tremonti), «non riuscendo ad arginare un irreparabile guasto delle politiche pubbliche per la cultura in Italia». Un danno che deriva dalla riduzione allo 0,18% del Pil la quota di bilancio destinata alla cultura, dal ridimensionamento del personale, dal fatto che «si distruggono le risorse pubbliche e si annullano o si comprimono le possibilità di intrapresa dell’iniziativa privata». Insomma, sintetizza Rutelli, «la cultura italiana nel 2011 entra in coma».