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Il racconto. In fila al monte dei pegni, ecco chi sono i nuovi poveri

Antonio Averaimo, Napoli venerdì 14 gennaio 2022

Un banco dei pegni quando c'era ancora la lira. Al tempo dell'euro e del Covid i clienti sono sempre tanti

La fila in strada, come si era vista a dicembre o nei mesi più duri della pandemia, non c’è più. Ma una volta varcata la soglia dello storico monte dei pegni del Banco di Napoli, di via san Giacomo, ora passato nelle mani di Banca Sistema, ci si accorge che il numero di chi va a impegnare i propri oggetti preziosi per ottenere un po’ di liquidità è sempre molto consistente. È la faccia nascosta della "pandemia sociale", quella che si trova qui. Nessuno vuole parlarne, eppure l’incubo di restare senza soldi è sempre più concreto.

L’unica che non sembra a disagio è una donna anziana che parla volentieri delle vicissitudini che l’hanno portata qui. Gli anziani: erano loro i tradizionali clienti del monte dei pegni. Generazioni abituate a dare in pegno i propri oggetti di valore per far fronte alle difficoltà del momento. «Ho lavorato trent’anni. E alla fine mi ritrovo con una pensione da fame, nonostante abbia versato sempre i miei contributi allo Stato» dice alla sua vicina di sedia, di almeno trent’anni più giovane.

La discesa verso la soglia della povertà è ben simboleggiata dal recente trasferimento della signora, che per trent’anni ha vissuto al Vomero – il quartiere borghese per eccellenza di Napoli – e ora ha preso casa in uno dei quartieri più popolari della città: la Pignasecca. Non è la prima volta per lei in un monte dei pegni. «Qui sono seri. Una volta impegnai un anello in un altro monte dei pegni. Quando tornai per riscattarlo, l’anello era stato cambiato».

Le persone in fila stamattina rispecchiano, per il resto, fedelmente l’identikit del nuovo cliente del monte dei pegni, la cui età oscilla tra i 30 e i 50 anni.

La pandemia ha significato un aumento del 30% per questa che è la più antica forma creditizia al mondo, creata nel Quattrocento dai frati francescani per poter concedere piccoli prestiti ai poveri delle città italiane. Non è cambiata solo l’età dei clienti, ma anche la loro posizione sociale. Le schede che i clienti compilano danno uno spaccato dell’emergenza sociale ai tempi del Covid-19. I liberi professionisti rappresentano ormai il 15% della clientela, gli imprenditori il 10%.

Banca Sistema ha raccontato che un imprenditore ha impegnato l’intera sua collezione di Rolex per poter salvare la propria azienda e pagare gli stipendi ai propri lavoratori.

La quota più consistente – circa il 30% – è costituita dai dipendenti privati (quelli pubblici sono invece il 15%). I cittadini extracomunitari, in prevalenza filippini, senegalesi e cingalesi, sono saliti al 30% della clientela totale. Per il 90%, i beni impegnati al monte dei pegni sono in oro, dato in linea con quel che accade nelle altre città italiane. Seguono gli orologi più o meno preziosi e, in misura inferiore, posate d’argento e anelli con pietre preziose. La cifra media ottenuta da ogni cliente è di 1.300 euro, con i quali potranno far fronte alle spese da affrontare.

Dalle schede compilate dai clienti emerge che le urgenze quotidiane (bollette, affitto, riparazioni, rette) rappresentano il 50% dei motivi che portano la gente al monte dei pegni. Il 20% invece è rappresentato dalle necessità del nucleo familiare (cibo, scarpe, abiti, libri). Quasi tutti i clienti recupereranno, nei prossimi mesi o tra uno o due anni, l’oggetto che hanno impegnato. Solo il 2% di essi, infatti, finisce all’asta. E, all’aumento del 30% del mercato, corrisponde un uguale aumento in percentuale del riscatto dei beni.

La quota dell’8% di interessi ogni sei mesi non costituisce dunque un ostacolo insormontabile per i clienti, che impegnano i loro oggetti in cambio di liquidità per poi riprenderseli al momento opportuno. Sarà quasi sicuramente così anche per l’anziana della sala d’attesa del monte dei pegni di via San Giacomo, che forse anche per questo è così loquace stamattina.