Attualità

IL GIURISTA. Mirabelli: «Salute e lavoro non sono in alternativa»

Paolo Ferrario sabato 28 luglio 2012
​Come garantire la salute dei cittadini senza compromettere il diritto al lavoro? È il cortocircuito che si è verificato a Taranto, dopo la decisione della magistratura di porre i sigilli a sei reparti dell’Ilva, ritenuta, dalla Procura del capoluogo pugliese, responsabile di inquinamento ambientale. Si tratta di due diritti, quello alla salute e quello al lavoro, garantiti dalla nostra Costituzione che, almeno apparentemente, in questo caso sembrano entrare in conflitto. «Ma non è così», chiarisce ad Avvenire il presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, che analizza anche l’impatto sociale del provvedimento della magistratura tarantina.«Quello alla salute e quello al lavoro – aggiunge il giurista – sono due beni essenziali per la persona che, proprio per questa ragione, la Costituzione protegge. Non solo, il diritto alla salute viene subito dopo il diritto alla vita e alla libertà personale. E lo stesso vale per il diritto al lavoro».Come se ne esce, professore?Non certo mettendo in contrapposizione il diritto alla salute e quello al lavoro. Non c’è alternativa, non può esistere uno scambio tra la scelta, doverosa, di tutelare la salute dei cittadini e la salvaguardia dei posti di lavoro. Insomma: occorre garantire la salute e fare in modo che l’attività produttiva non sia lesiva della salute stessa dei lavoratori. Alternative non sono possibili.Intanto, però, la gente è in piazza a protestare perché teme di perdere il lavoro...A Taranto la situazione è drammatica, perché l’economia della città e non solo, si fonda su questa attività. Questo provvedimento ha evidenziato una realtà, quella dell’inquinamento ambientale, grave e di lunga durata per questo territorio. Ma, è bene chiarirlo, l’autorità giudiziaria, certamente sulla base di rilievi epidemiologici, ha esclusivamente assolto al proprio compito di salvaguardia della salute dei cittadini e non si è certo mossa a danno dei lavoratori. Ripeto: non ci può essere un bilanciamento tra il diritto alla salute e quello al lavoro.Quali azioni concrete mettere in campo per salvaguardarli entrambi?Sicuramente, serve un’azione congiunta dell’impresa e delle istituzioni per un risanamento urgente dei sistemi produttivi che consentirebbe di superare questo momento di crisi. Va insomma reso compatibile il ciclo produttivo con la salvaguardia dell’ambiente e della salute, non permettendo il perpetuarsi di condotte criminose a danno dell’intera collettività. Allo stesso tempo va affrontato il problema sociale molto pesante che sta interessando quel territorio. La comunità locale non può certo essere abbandonata in un momento di grave difficoltà.