Attualità

Migranti. Triton sotto accusa, già 59 i morti

Nello Scavo sabato 6 dicembre 2014
Quarantun morti in un giorno. 59 in meno di un mese. L’esordio della missione europea Triton e il progressivo ripiegamento di Mare Nostrum stanno confermando le preoccupazioni della vigilia. Con l’Onu che chiederà conto all’Europa di queste vite morti in mare. Diciotto migranti salpati dalla Libia sono morti assiderati mentre con altri 75 tentavano di raggiungere le coste europee. Nelle stesse ore altri 23 sono stati sbalzati in acqua da una tremenda mareggiata non lontano dalle coste spagnole: si sono salvati in 28.  I corpi senza vita trovati sul gommone a sud di Lampedusa erano 16, ma un altro profugo è deceduto mentre veniva trasportato in elicottero verso il più vicino ospedale e l’ultima ieri sera in ospedale ad Agrigento. I migranti, spiega una nota della Marina Militare, sono deceduti «presumibilmente per ipotermia e disidratazione». Tra le vittime anche tre donne e un bambino, tutte di provenienza da Paesi subsahariani. Il gommone era in avaria e senza coperte né cibo, i migranti non hanno resistito alla terribile odissea. Già due settimane fa si era avuta notizia di altri 18 dispersi al largo delle coste libiche. Tutti affogati in uno specchio d’acqua che alla chiusura di Mare Nostrum, attualmente prorogata fino al 31 dicembre ma in progressivo arretramento, non verrà più coperta da alcun dispositivo di ricerca e soccorso.  Il gommone dei migranti, partito dalla Libia, era in mare da giorni, ormai in avaria. Quando è stato raggiunto da due motovedette della Guardia costiera e da un rimorchiatore civile - 110 miglia a sud di Lampedusa e 50 miglia a nord di Tripoli - a bordo sono stati trovati 16 corpi senza vita. Se non ci fossero stati i pattugliatori italiani i morti sarebbero potuti essere molti di più. Il dispositivo Frontex, infatti, naviga fino a 30 miglia dalla costa, dunque a ben 80 miglia di distanza dalla zona del ritrovamento. «La morte dei migranti al largo della costa di Lampedusa è un duro monito che molto ancora deve essere fatto. Dobbiamo dare risposte credibili in uno spirito di maggiore solidarietà e responsabilità», ha detto il commissario Ue all’Immigrazione e Affari interni Dimitris Avramopoulos al termine del consiglio Ue. Ma Francois Crepeau, relatore Onu per i Diritti Umani è andato al cuore della questione: «L’operazione Triton di Frontex si limiterà a difendere la frontiera marittima italiana. Senza un’operazione come Mare Nostrum c’è il timore che migliaia di persone continueranno a morire».  Dal 1° novembre, quando è partita Triton, l’operazione di Frontex che dovrebbe soppiantare i soccorritori italiani di Mare Nostrum, sono state tratte in salvo quasi 10mila persone, segno che le notizie di un progressivo ridimensionamento delle operazioni di salvataggio non ha affatto scoraggiato i trafficanti di uomini. Solo ieri il pattugliatore Cigala Fulgosi e la corvetta Driade hanno recuperato da due gommoni 102 e 100 migranti a sud di Lampedusa. I naufraghi sono stati trasbordati sulla rifornitrice di squadra Etna. A bordo della nave, nelle operazioni di screening sanitario e polizia giudiziaria, cooperano anche i medici della Croce Rossa, le infermiere volontarie del Corpo della Croce Rossa, i volontari della Fondazione Rava, di Save The Children e il personale della polizia. In totale le navi della Marina Militare impegnate nelle operazioni navali di sicurezza e sorveglianza marittima hanno soccorso 278 migranti. Anche la tragedia avvenuta nel sud della Spagna ricalca il copione delle traversate in partenza dalla Libia. Il gruppo di migranti sarebbe salpato da coste marocchine diretto verso la penisola iberica, finché una tempesta non ha investito il vecchio peschereccio. È accaduto nel Mare di Alboran, la porzione più occidentale del Mediterraneo, compresa fra Spagna a nord e Marocco a sud e delimitata dallo stretto di Gibilterra a ovest. Secondo fonti del Soccorso Marittimo i migranti superstiti, fra cui una donna incinta e un neonato, tratti in salvo in elicottero, hanno riferito che durante la traversata varie persone sarebbero cadute in mare. Le ricerche del barcone erano iniziate dopo un 'Sos' lanciato da un telefono cellulare per un’avaria a bordo. Ai mezzi del Soccorso Marittimo e della Guardia civile, impiegati nel pattugliamento, si sono uniti quelli marocchini nelle acque territoriali di competenza. Ma ancora una volta era già troppo tardi.