Attualità

La Valletta. Migranti, Ue e Africa ancora lontane

Gilberto Mastromatteo giovedì 12 novembre 2015
Europa e Africa sedute attorno allo stesso tavolo, per discutere le sorti dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Si è aperto ieri, in un’atmosfera tutt’altro che distesa l’atteso vertice della Valletta tra Paesi africani ed europei sulle politiche in materia di immigrazione. Convocate al centro del Mediterraneo 63 delegazioni, 22 Paesi Ue, 23 africani e delegati di Unione africana e Nazioni Unite. «Il fenomeno migratorio va affrontato da una collettività di Paesi – l’auspicio del padrone di casa Joseph Muscat, premier maltese – ma le frontiere esterne devono essere protette». Dopo l’inaugurazione del Summit e la prima tavola rotonda, oggi si tireranno le conclusioni. Anche se appare chiara la difficoltà di trovare un accordo che possa soddisfare entrambe le parti, ovvero i Paesi al di qua e al di là del Mediterraneo. Segnale chiaro delle tensioni in atto è l’assenza del re del Marocco Mohamed VI e del presidente egiziano Sisi (che sono rispettivamente alla guida dei processi di Rabat e Karthoum). A rimanere sul tavolo è una questione su tutte. Quella relativa ai rimpatri e alle riammissioni nei Paesi di transito e di origine dei migranti irregolari che si trovano nel territorio dell’Unione europea. L’ostacolo principale riguarda i rimpatri volontari. I partner africani li caldeggiano, mentre gli Stati europei sembrano non voler mollare di un centimetro sulla questione. «Dobbiamo affrontare le cause profonde di questo fenomeno – dice il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk – . L’Europa deve restare aperta all’immigrazione, purché sia legale. In quel caso, essa è un volano di crescita per entrambi i continenti ». Bruxelles preme sulle riammissioni, ma i governi africani potrebbero addirittura rifiutarsi di firmare gli accordi bilaterali con l’Unione europea previsti a Cotonou. «Chi ci dice che il migrante espulso sia davvero di una nazionalità piuttosto che di un’altra? – osserva Ajay Bramdeo, delegato permanente dell’Unione Africana presso l’Unione europea –. Sono decine di migliaia coloro che strappano i documenti d’identità prima di entrare in Europa. Serve trasparenza. Le procedure di identificazione vanno quanto meno chiarite. Così come va fatta chiarezza sulla distinzione tra rifugiati e migranti economici».Accanto alla grana dei rimpatri, c’è poi la questione legata al Fondo fiduciario d’emergenza per l’Africa. Uno strumento economico che dovrà essere varato proprio a margine del Summit, ma che molti governi africani considerano del tutto insufficiente. Un budget di 1,8 miliardi di euro per stabilizzare economie e sistemi politici. Quasi la metà di quello che l’Europa ha concesso alla sola Turchia, per questioni analoghe. «Uno schiaffo ai Paesi africani», il commento della delegazione egiziana. «L’Italia farà la sua parte e sarà tra i principali contributori del fondo» ha ribadito il premier Matteo Renzi, giunto alla Valletta assieme all’Alto rappresentante degli Esteri europeo Federica Mogherini. Ma sul Trust Fund for Africa si alzano le critiche anche da parte della società civile. In un incontro organizzato ieri mattina, un cartello di diverse associazioni umanitarie e Ong provenienti da vari Paesi africani ed europei (tra cui Oxfam e Amnesty International) hanno giudicato un 'ricatto' il vertice in corso, imputando ai Paesi europei di voler salvaguardare la sicurezza al di sopra delle ragioni umanitarie. «Le persone sono più importanti dei confini – il commento di Sara Tesorieri, delegata di Oxfam per le politiche migratorie dell’Ue –. Il fatto che i diritti umani siano una realtà ancora marginale nel dialogo sulle migrazioni, ci dice che l’approccio dell’Europa, anche a questo summit, è fallimentare».