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Migranti. Due barconi affondati al largo della Libia: si temono oltre 100 morti

I.Sol. giovedì 25 luglio 2019

Foto d'archivio

"Un tragico naufragio sarebbe avvenuto nel Mediterraneo centrale: circa 150 migranti risultano dispersi, mentre 145 sono stati riportati sulle coste libiche". È il primo tweet di Iom Libya, sezione libica dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, a dare l'allarme di quello che potrebbe essere la più grande tragedia nel Mediterraneo centrale del 2019 e che avrebbe coinvolto non uno ma due barconi affondati.

A poche ore di distanza si sa ancora poco di quello che potrebbe essere il naufragio peggiore avvenuto nei primi sei mesi di quest'anno: potrebbero essere più di 150 le persone che hanno perso la vita in mare, come ha confermato dalla cosiddetta Guardia costiera libica che ha parlato di due barconi affondati al largo delle coste della Libia.

Le due imbarcazioni, con circa 300 persone stimate a bordo, si sono capovolte nelle acque davanti a Khoms, circa 120 km a est della capitale libica. E a intervenire in loro soccorso sono stati soltanto i pescatori di Khoms.

Altri 137 migranti sono stati intercettati e riportati in Libia, secondo la ricostruzione del portavoce della sedicente Guardia costiera libica, Ayoub Gassim. Intanto l'equipé di Medici senza frontiere ha riferito che persone coinvolte nell'assistenza ai superstiti nel porto di Khoms avessero contato 70 cadaveri in acqua.

Inoltre in un altro tweet dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Libia (Unhcr) si leggeva: "Altre 140 persone sono state salvate e sbarcate, ricevendo assistenza medica e umanitaria dal partner IMC International Medical Corps dell'Unhcr".

I PESCATORI PROVANO A SOCCORRERE AD AL KHOMS
A quanto si apprende da un portavoce dell'agenzia Onu per i rifugiati, il barcone sarebbe partito da Al Khoms, a 120 chilometri a est di Tripoli. I sopravvissuti sono ancora in stato di choc e ipotermia. Julien Raickman, capomissione di Msf in Libia ha riferito che i naufraghi sono stati soccorsi da pescatori e riportati a Khoms dove i medici di Msf hanno fornito cure mediche: "Abbiamo dato prima assistenza e stabilizzato le condizioni più urgenti e abbiamo trasferito 7 persone in ospedale per cure mediche salvavita".

Non sono mancati gli appelli dell'Alto Commisariato delle Nazioni Unite. Il portavoce dell'Acnur per Africa e Mediterraneo, Charlie Yaxley che ha comunicato che "uno dei sopravvissuti ha riferito che un grande gruppo di persone è annegato in mare". Mentre su Twitter l'Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi ha chiesto di "ripristinare il soccorso in mare, porre fine alle detenzioni di migranti e rifugiati in Libia, assicurare passaggi sicuri per uscire dal Paese. Ora, prima che sia troppo tardi per altri disperati".

IL COMANDANTE DEL PESCHERECCIO ITALIANO: MAI LI AVREMMO LASCIATI ALLA DERIVA
"Non li avremmo mai lasciati alla deriva, torneremo a casa dalle nostre famiglie dopo che avremo conosciuto la loro sorte".

Sono le parole del comandante Carlo Giarratano del motopeschereccio di Sciacca che all'agenzia Ansa ha fatto sapere che una motovedetta della Guardia costiera di Lampedusa li ha raggiunti per effettuare il trasbordo delle persone migranti. "Sono stato informato via radio dalla capitaneria di Porto Empedocle che sarebbero venuti ad aiutarci" ha proseguito il comandante.

Il peschereccio "Accursio Giarratano" ha potuto riprendere le proprie normali attività di pesca, rimaste in sospeso per quasi un giorno per assistere i migranti dopo che l'autorità marittima di Malta aveva negato un porto sicuro dove farli sbarcare. Della vicenda era stata informata la Capitaneria di Porto Empedocle già nel pomeriggio.

L'imbarcazione "Accursio Giarratano" la notte scorsa aveva soccorso un gommone con a bordo almeno una cinquantina di persone migranti. Malgrado l'allarme lanciato, le autorità costiere di Malta avevano negato l'autorizzazione all'approdo nel porto della Valletta. Il peschereccio è rimasto in attesa di istruzioni fino a che una motovedetta italiana la Cp319 proveniente da Lampedusa a tarda sera è andata incontro al peschereccio: "Adesso ci sentiamo più tranquilli, possiamo tornarcene a casa".