Attualità

Migranti. Nuove partenze da Libia e Tunisia

Nello Scavo martedì 30 gennaio 2018

Un momento del salvataggio di 86 migranti, tra cui nove bambini nelle acque al confine con la Tunisia (FOTO ANSA)

Sono 3.176 i migranti sbarcati nei primi 29 giorni del 2018, un quarto in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la crisi siriana aveva spinto centinaia di migliaia di persone verso le coste nordafricane. Dei nuovi arrivati, 2.622 sono partiti dalla Libia ed anche questo dato è in calo rispetto al 2017, quando erano stati 4.040 (-35%).

Gli eritrei, informa una nota del Viminale, sono i più numerosi tra i migranti sbarcati quest’anno (580), seguiti dai pakistani (258)- tunisini (232) e libici (192). L’analisi dei flussi mostra che, a fronte di una forte riduzione delle partenze dalla Libia, sono riprese invece le altre vie, come quelle dalla Turchia e dalla Tunisia, segno che i trafficanti hanno riprogrammato le rotte riuscendo a ridurre le 'perdite' dalla parziale chiusura della rotta libica ma a prezzo, in proporzione al numero degli arrivi, di un maggior numero di morti, circa 230 dall’inizio dell’anno. Ieri nel corsi di tre operazioni coordinate dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma sono state tratte in salvo 270 persone a cui si aggiungono oggi le 303 salvate nel fine settimana dalla nave dell’Ong Sea Watch e le altre 215, tra cui i corpi di due giovani madri, a bordo di Aquarius, di Sos Mediterranee. L’intervento delle Ong ha suscitato un nuovo scontro con la Guardia costiera di Tripoli.

Il portavoce della Marina libica ha respinto come «menzogne fabbricate » l’accusa secondo cui la Guardia costiera di Tripoli avrebbe impedito alla nave Aquarius di salvare migranti che stavano annegando. Amr Ghasem, il portavoce della Marina, ha accusato anche Medici Senza Frontiere e Amnesty International: «Il loro scopo è danneggiare la reputazione della Libia».

Le immagini messe a disposizione dalle Ong e le registrazioni delle comunicazioni radio, confermano però il controverso operato dei vascelli militari libici. I testimoni di quelle scene sbarcheranno oggi in Sicilia. Volendo rincarare le accuse alle Ong, fonti libiche tornano ad agitare lo spauracchio dell’infiltrazione di terroristi tra i migranti che sbarcano in Europa. Nei giorni scorsi, però, il capo dei servizi segreti italiani, il prefetto Alessandro Pansa, nel corso di un incontro a Catania ha dichiarato che «il fenomeno migratorio non è una minaccia per la sicurezza nazionale.

Anzi, forse è una qualche opportunità ». Soprattutto, ha voluto precisare il direttore del Dis, il dipartimento dell’intelligence, «non sono reali quegli elementi che sono stati tracciati». In particolare, «quando è scoppiato il fenomeno terrorismo è stato lanciato per un sacco di tempo il messaggio negativo secondo cui arrivavano nel nostro Paese nascosti nei flussi migratori. Che questo fosse una sciocchezza lo dimostra il fatto che non è successo».

La Libia resta però una trappola. A fronte di almeno 400mila migranti (secondo le più caute stime Onu) imprigionati nel Paese, meno di 13mila sono stati evacuati dall’inizio di dicembre, ha dichiarato il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, circa due mesi dopo che la Cnn aveva rivelato l’esistenza nel Paese di mercati in cui persone venivano vendute come schiavi. A dicembre, l’Unione Africana aveva assicurato di voler rimpatriare 13mila migranti entro la metà di gennaio, ma ora Faki ha ammesso che le operazioni «sono un po’» in ritardo. Libia, Unione europea e Unione africana avevano deciso di gestire «operazioni di evacuazione urgente » dei migranti vittime di traffico attraverso voli noleggiati dai Paesi africani, ma al momento solo Niger e Ruanda hanno offerto asilo alle persone che non possono tornare negli altri Paesi d’origine.