Attualità

Migranti. Ecco perché lo sbarco dalla Rise Above non è stato "selettivo"

Antonio Maria Mira mercoledì 9 novembre 2022

La Rise Above della ong tedesca Mission Lifeline è entrata ieri nel porto di Reggio Calabria scortata da Capitaneria di porto e Guardia di finanza

Perché nessuna “selezione” per gli 89 immigrati, a bordo della Rise Above, l’imbarcazione gestita dalla Ong tedesca Mission Lifeline? Uno sbarco con “giallo”.

Sono sbarcati tutti, dopo dieci giorni di navigazione, prima su tre barchini, poi sulla piccola nave della Ong, poi al largo della Sicilia come le altre tre navi, più grandi, delle organizzazioni umanitarie. Ma mentre per queste si è applicata la “selezione”, per la Rise Above lo sbarco è stato autorizzato per tutti, anche per l’equipaggio sceso dopo alcune ore dopo averne accertato la nazionalità. E la nave è potuta ripartire ieri in serata, senza alcuna restrizione, direzione sud, per nuovi soccorsi. Sbarco autorizzato non a Catania, ma a Reggio Calabria, probabilmente per evitare confronti tra i due trattamenti, o anche i riflettori mediatici e politici, concentrati sul porto etneo. I migranti, tra i quali 40 minori, vengono da Costa d’Avorio, Guinea, Tunisia, Camerun, Burkina Faso, Liberia.

Ma perché per loro non è stata applicata la “selezione” come a quelli giunti a Catania? L’arrivo nello scalo reggino, questa è la versione ufficiale, è stato considerato un evento Sar (Search and rescue), ossia un salvataggio in mare in caso di naufragio. Ma anche le altre tre Ong erano intervenute per soccorrere natanti a rischio. Quale la differenza, almeno per le autorità italiane, che ha portato a questa ulteriore “selezione”? Questa volta non si è trattato di selezione personale (soggetti fragili, o ritenuti tali, e non fragili), ma territoriale. Sempre secondo la versione ufficiale, la Rise Above sarebbe intervenuta per soccorrere alcune imbarcazioni in area Sar italiana, nello Jonio, e si sarebbe coordinata con le autorità del nostro Paese. Invece le altre tre Ong sarebbero intervenute in acque di competenza Sar libica e avrebbero soccorso alcune imbarcazioni dopo aver invano contattato Libia, Malta e Italia. Il problema, quindi, non è la nazionalità, la “bandiera”, dell’imbarcazione. La Rise Above è stata trattata come i tre mercantili, battenti bandiera francese, liberiana e delle Isole Marshall, che nei giorni scorsi hanno soccorso decine di persone che hanno potuto sbarcare tranquillamente nei porti di Augusta e Pozzallo.

Ma nel pomeriggio di ieri è emersa una seconda versione, segnalata dal giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, che da anni monitora tutte le imbarcazioni che solcano quotidianamente il mare tra Nordafrica e Europa. Come riporta in un tweet corredato dalla carta nautica, “i naufraghi sbarcati a Reggio Calabria dalla nave di soccorso Ong Rise Above provengono da tre casi Sar che hanno avuto luogo nelle acque internazionali della zona Sar maltese”. Non italiana, dunque. Versione poi confermata in serata dalla Ong tedesca. E’ però da chiarire se l’imbarcazione della Ong sia intervenuta col coordinamento italiano. Perché altrimenti non si capirebbe il diverso trattamento rispetto a quello riservato alle altre tre Ong. Le tre barchette soccorse molto probabilmente venivano dalla Tunisia. E questo spiegherebbe la presenza a bordo solo di immigrati africani, quasi tutti subsahariani. Se davvero fossero stati soccorsi nello Jonio, sarebbero stati in maggioranza egiziani, bengalesi, mediorientali, e le barche sarebbero arrivate dalla Libia orientale. I trafficanti di uomini stanno modificando, per l’ennesima volta, le modalità di trasporto. Così molti degli immigrati sono spostati in Tunisia, che ha visto un forte aumento di partenze. Lo dimostra, appunto, la sempre maggiore presenza sui barchini di immigrati subsahariani, molte famiglie (come quelle sbarcate a Reggio Calabria). Inoltre sono tornate le “navi madri”, proprio come nel caso della Rise Above, pescherecci tunisini che trascinano varie barchette in metallo, gusci di lamiera, dove caricare le persone a poche decine di miglia dalla Sicilia. Poche ma non meno a rischio, sia per la precarietà delle imbarcazioni che per le condizioni del mare.