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Balcani. Migranti in Bosnia, in salvo la famiglia irachena incontrata da Avvenire

Nello Scavo sabato 16 gennaio 2021

La famiglia di migranti iracheni scampata al respingimento dalla Croazia

Negli accampamenti dei migranti in Bosnia le condizioni peggiorano ora dopo ora. Le nevicate rendono la vita impossibile, mentre la politica locale è attraversata da forti tensioni e l’Unione europea minaccia conseguenze se non verranno ripristinate le condizioni minime di sopravvivenza.

La Caritas, che nei Balcani è presente da anni insieme alle Acli con i progetti dell’ong Ipsia, ha lanciato un nuovo allarme (QUI IL TESTO). «Non si può più aspettare – sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – è assolutamente urgente fare ogni sforzo per garantire un’accoglienza dignitosa e sicura, rafforzare l’assistenza umanitaria a Lipa e in tutti gli altri campi profughi della Bosnia e Erzegovina». Dopo aver inviato sei camion di legna da ardere, grazie alla raccolta fondi lanciata da Caritas Ambrosiana sono stati acquistati altri 16 bancali di legname direttamente a Bihac.

Migranti si allontanano dopo l'incendio che ha distrutto il campo Lipa, a Bihac (Bosnia) - Ansa

La crisi, però, non può essere liquidata come un effetto esclusivo delle condizioni meteo, con temperature che scendono anche di 10 gradi sotto lo zero. «È necessario – insiste la Caritas – far cessare le prassi di respingimenti violenti sulla frontiera bosniaco–croata e ridiscutere le procedure e le politiche migratorie del Paese e della regione» e aprendo alla possibilità «di nuovi corridoi umanitari».

Buone notizie sembrano esserci almeno per la famiglia catturata sotto ai nostri occhi nove giorni fa e di cui si erano perse le tracce. Erano stati intercettati dalla polizia sulla frontiera tra Bosnia e Croazia. Gli agenti ci avevano intimato di allontanarci, di non scattare foto e non parlare con i migranti. Momenti di tensione culminati nell’allontanamento dei cinque stranieri, tra cui un bambino, portati via a bordo di un furgone scortato da altri mezzi. La pubblicazione di alcune foto “rubate”, della loro storia e la richiesta di chiarimenti alle autorità di Zagabria, sembrano avere evitato un altro respingimento.

La famiglia di curdo–iraniani, bloccata nell’area a maggior concentrazione di campi minati, non ancora bonificati a oltre vent’anni dal termine del conflitto della ex Jugoslavia, si troverebbe ora presso un centro di permanenza per richiedenti asilo di Zagabria. Con una nota inviata ad Avvenire la Polizia rassicura circa il mancato respingimento. Una squadra di agenti «ha incontrato», si legge nella nota, «cinque cittadini stranieri (quattro adulti e un bambino) senza documenti di identità nella località chiamata Bojna, vicino a Glina. Tutti hanno espresso l’intenzione di presentare domanda di asilo e le persone sono state ospitate presso il Centro di accoglienza per i richiedenti asilo a Zagabria». Nel testo non viene precisato quando i migranti siano stati trasferiti a Zagabria, distante oltre due ore di auto, né dove siano stati trattenuti in attesa dell’ingresso nel centro di permanenza. Le organizzazioni umanitarie ammesse nella struttura, l’ex “Hotel Porin” nei pressi dello scalo merci della capitale, stanno verificando la loro presenza e le loro condizioni.

Migranti si allontanano dopo l'incendio che ha distrutto il campo Lipa, a Bihac (Bosnia) - Ansa

«Le persone in transito lungo la Rotta Balcanica – ricorda ancora Caritas Italiana – sono infatti spesso in fuga da scenari di guerra e persecuzione, ed hanno pieno diritto alla protezione internazionale». I migranti più a rischio sono circa un migliaio. L’esercito bosniaco ha montato una dozzina di tende non ancora riscaldate. Almeno metà degli stranieri rimasti senza un riparo dopo l’incendio del campo di Lipa non hanno dove trascorrere la notte.

«Se la Bosnia–Erzegovina non sarà in grado di soddisfare le richieste» dell’Unione Europea e gli obblighi internazionali, «ci saranno conseguenze» anche per quanto riguarda «l’aspirazione» del Paese di entrare a far parte dell’Ue. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue per la politica estera, Peter Stano. Per Bruxelles migranti e richiedenti asilo sono intrappolati a causa dell’incapacità delle autorità nazionali di attuare le decisioni necessarie «e di rispettare i propri impegni».