Attualità

8 MARZO. Migrantes: non dimentichiamo il dramma delle donne migranti

venerdì 8 marzo 2013

Tra i migranti in Italia le donne occupano un primo piano, anche se costituiscono spesso i soggetti più deboli e fragili: ormai metà dell'immigrazione italiana ha un volto femminile, con quasi due milioni e 500mila donne. A sottolinearlo è Migrantes, secondo cui la Giornata dell'8 marzo costituisce un'occasione importante per sottolineare la necessità di un approcccio di genere allo studio delle migrazioni «con un'attenzione fondamentale alla tutela dei diritti delle donne contro ogni forma di violenza e di sfruttamento». L'8 marzo, spiegano dall'organizzazione, «insieme alle violenze a tutte le donne non possiamo dimenticare i drammi delle donne migranti».

La donna migrante costituisce per tante ragioni un valore aggiunto nella vita familiare, sociale, economica, culturale del nostro Paese e chiede un'attenzione particolare «per evitare nuove e vergognose forme di discriminazione, che si consumano talora nel silenzio e nella disperazione, tra le mura domestiche, come sottolineano i dati dei Consultori familiari, dei Centri di aiuto alla vita e dell'associazionismo».Migrantes ricorda le cifre dell'immigrazione extracomunitaria al femminile: le donne più numerose sono le albanesi (231mila) seguite da marocchine (220mila), ucraine (180mila) e cinesi (135mila). Le donne sono venute in Italia - come hanno sottolineato gli studi recenti delle sociologhe Elena Besozzi e Maddalena Colombo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - sia in seguito alla crescita di possibilità professionali, soprattutto nell'ambito della cura delle persone, sia grazie alla migrazione di nuclei familiari piuttosto che di singole persone, sia ancora per l'incremento dei ricongiungimenti familiari e la ricomposizione di famiglie prima divise; e infine per matrimonio o convivenza con uomini italiani, fino al dramma della prostituzione e della tratta. La configurazione migratoria femminile in Italia e il suo costante rinnovamento, osserva Migrantes, «pongono problemi di tutela, di accesso ai servizi, di partecipazione alla vita sociale. La Giornata dell'8 marzo costituisce un'occasione importante per sottolineare la necessità di un approccio di genere allo studio delle migrazioni, con un'attenzione fondamentale alla tutela dei diritti delle donne contro ogni forma di violenza edi sfruttamento».Donna e migrante, salario più bassoE sul posto di lavoro le donne immigrate sono vittima di una doppia discriminazione, come rivela uno studio della Fondazione Leone Moressa. Una lavoratrice di origine straniera percepisce, in media, circa 790 euro al mese a fronte dei 1.122 euro mensili guadagnati da un uomo. Un confronto in perdita anche quello con le donne italiane: in media una lavoratrice straniera percepice uno stipendio più basso del 31%.Complessivamente le donne rappresentano il 42,2% del totale dei contribuenti stranieri e i redditi da esse dichiarate ammontano al 34,7% dei redditi complessivamente dichiarati dagli stranieri. Mediamente una donna straniera dichiara annualmente 10.247 euro, a fronte dei 14.100 euro dichiarati dagli uomini stranieri. Le nazionalità per cui si registra il più alto numero di contribuenti donne sono l’Ucraina (71,2%), la Polonia (61,8%) e il Brasile (60,3%). Escluse Svizzera, Germania e Francia, i redditi medi annui più altri tra le donne straniere vengono percepiti dalle egiziane (15 mila euro), dalle argentine (12.600 euro), dalle donne provenienti dai paesi dell’ex-Jugoslavia (11.750 euro) e dalle tunisine (11.590 euro).