Attualità

Modena. Il Festival della migrazione: un futuro diverso, che non lasci indietro nessuno

Paolo Lambruschi venerdì 27 novembre 2020

Trasferimento di migranti da Lampedusa alla nave quarantena

Lasciarci interrogare dal grido della mamma di Joseph, il piccolo di sei mesi morto recentemente nel Mediterraneo. È l’invito lanciato dal cardinale Matteo Zuppi al Festival della Migrazione a Modena, in versione online (www.festivalmigrazione.it) fino al 28 novembre. Quest’anno il tema è "E subito riprende il viaggio. Giovani generazioni, nuove energie per superare le fragilità".

L’appuntamento è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna. «La sfida delle migrazioni non riguarda tanto l’accoglienza, ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di Paesi, culture e religioni differenti, sappiano comporsi in una realtà più ricca» ha sottolineato don Giovanni De Robertis, direttore generale della Migrantes. Il viceministro degli Interni, Matteo Mauri, ha ribadito che il quadro politico sta cambiando. «La Camera ha chiuso i lavori per convertire in legge il decreto immigrazione e chiudere una stagione in cui si è voluto dipingere il diverso come nemico e criminalizzare chi soccorre in mare. Introdurremo di nuovo la protezione umanitaria e ne allargheremo i confini. È necessario poi mettere mano alla legge su cittadinanza e alla Bossi-Fini».

L’arcivescovo di Modena, Erio Castellucci, ha ricordato che un secolo fa nasceva Ermanno Gorrieri, «che sapeva educare i giovani a un futuro di speranza, di integrazione, di inclusione. Le nuove generazioni vanno prima di tutto ascoltate. E chi viene da fuori e diventerà italiano porta con sè energie e proposte di cui una società invecchiata ha bisogno».

Concetto ripreso da Romano Prodi. «In una società così, la voce degli anziani finisce con l’interessare di più e poi c’è un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire i giovani. A questi si aggiungono circa 5 milioni di stranieri, numero calato di 500mila unità rispetto al 2015: è chiaro che chi parla di invasione lo fa con motivazioni politiche. Il migrante è uno di noi e c’è invece l’idea di catalogarli tra i poveri, quando portano grandi risorse».

Dopo le testimonianze dei migranti latinoamericani e della giornalista Lucia Capuzzi di Avvenire, il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, ha offerto una lettura della "Fratelli Tutti" di papa Francesco. «Nella pandemia – ha affermato il cardinale Zuppi – ci siamo accorti che siamo tutti nella stessa condizione, ma ci manca una visione che ci aiuti a comprendere come stare su questa barca e smettere di credere che non si possa pensare a un futuro diverso che non lasci indietro nessuno. Il grande insegnamento che ci può dare questo periodo storico è vivere la realtà della globalizzazione affrontandola. "I lose my baby", il grido della madre del piccolo Joseph morto in cerca di salvezza, deve inquietarci».